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«Come stare sereni, se la scuola quasi ci crolla in testa?»


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Cara professoressa, lascio mio figlio ogni mattina davanti all’ ingresso di una scuola pubblica. Ha nove anni ed è in quarta elementare. Alzando gli occhi verso la facciata, però, non riesco a stare serena: ripenso all’ unica rampa di scale che porta al secondo piano e ai bambini ammassati, allo stato delle aule, a quello dei soffitti, ai pezzi d’ intonaco venuti giù l’ anno scorso. Per fortuna che non c’ era nessuno nei paraggi e nessuno si è fatto male. È la nostra scuola di quartiere, quella di bacino, un’ alternativa privata non ce la possiamo permettere. Ma è possibile, è giusto, che in Italia un genitore lasci un bambino a scuola e non abbia il diritto di andare a lavorare tranquillo?

GIOVANNA

Cara Giovanna, alzo gli occhi verso il controsoffitto delle aule nelle quali entro quasi ogni mattina. Lo faccio per abitudine da qualche tempo, stringo le spalle e allungo il collo verso l’ alto da quando è venuta giù la copertura della palestra della scuola in cui insegnavo, un istituto cittadino di un quartiere centrale della Milano bene. È successo nella notte, per fortuna, a edificio vuoto, ma se fosse capitato in pieno giorno con i ragazzi e i colleghi in palestra avremmo pianto i morti. No, penso proprio che non sia giusto né tantomeno accettabile lasciare in custodia un figlio allo Stato che provvede alla sua formazione in un luogo che può diventare una minaccia. Così come non è tollerabile che adulti preposti alla formazione e alla cura debbano continuare a stare in aula con il sorriso sulle labbra e nel cuore una smorfia d’ impotenza. L’ ultimo rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole, pubblicato il 27 settembre scorso, è un vero e proprio bollettino di guerra: tre scuole su quattro senza agibilità statica, solo una su venti in grado di resistere a un terremoto, cinquanta gli episodi di crolli e di distacchi di intonaco registrati tra il settembre 2017 e il settembre 2018, un episodio ogni 4 giorni di scuola, con 10 bambini, 2 docenti e 1 addetta alle pulizie feriti in modo per fortuna non grave. E gli anni scolastici precedenti non sono stati da meno: 156 gli episodi censiti (36 nel 2013/14, 45 nel 2014/15, 31 nel 2015/16, 44 nel 2016/17), per un totale di 206 nell’ ultimo quinquennio. Cittadinanzattiva denuncia le difficoltà che i cittadini e le associazioni riscontrano nell’ ottenere informazioni certe sullo stato degli edifici frequentati dai propri figli, parla delle pastoie burocratiche che allungano enormemente i tempi di realizzazione degli interventi. Servirebbero 15/20 miliardi di euro per ristrutturare e ricostruire in parte il patrimonio edilizio scolastico, stima l’ associazione. Servirebbe un pensiero politico che abbia una visione d’ insieme e progetti strutturali a più lungo termine.

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