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Come capire se un figlio è schizofrenico

«Parlando tra genitori è emerso che siamo tutti ansiosi per la salute mentale dei nostri figli. Abbiamo paura che le nostre azioni e le nostre scelte possano turbare il loro equilibrio. Siamo una generazione di genitori fragili...» Risponde Fabrizio Fantoni, psicologo e psicoterapeuta


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Parlando tra genitori è emerso che siamo tutti ansiosi per la salute mentale dei nostri figli. Abbiamo paura che le nostre azioni e le nostre scelte possano turbare il loro equilibrio. Siamo una generazione di genitori fragili e condizionati. Ho letto un articolo in cui si parlava di schizofrenia: diceva che si rivela spesso tra i 20 e i 30 anni e che le cause possono essere legate alle condizioni familiari in cui si cresce. Mi sono angosciata. È vero? Cosa dobbiamo fare come genitori per evitare che un domani i nostri figli soffrano di malattie mentali? Ci carichiamo forse di troppe preoccupazioni?

ROBERTA

— Un distrurbo mentale non è una cosa frequente e non compare all’ improvviso, ma ha un esordio graduale con segnali che si sviluppano nel tempo. Certo, l’ adolescenza è una fase in cui si è più vulnerabili perché sono in atto processi fisici e psichici di enorme portata. Questo fa sì che il confine tra la normalità e la patologia sia più labile. Un certo grado di disagio è naturale ed è il disagio del crescere: per capire se le sue manifestazioni sono passeggere e fisiologiche, o sono segnali di patologia, occorre uno sguardo esperto e competente. Alcuni sintomi, per diventare segnali di patologia, devono essere rilevanti, durare nel tempo e condizionare in modo significativo la vita dell’ adolescente. Per fare qualche esempio: un importante ritiro sociale, ripetuti abbandoni scolastici, pensieri ossessivi ricorrenti, gravi e incomprensibili alterazioni dell’ umore. Il riferimento di Roberta alla schizofrenia va inteso correttamente. Si tratta di un grave disturbo di personalità, raro, il cui esordio può avvenire talvolta in fasi precoci dell’ esistenza. Ma in genere, perché si possa fare una diagnosi di un quadro patologico, occorre attendere una certa maturità sia sul piano fisico sia su quello dei processi mentali. Ai genitori preoccupati e ansiosi, consiglierei, oltre a non farsi condizionare da quel che si legge in rete, un cambio di prospettiva, guardando il problema dal punto di vista della salvaguardia della salute. La maggior parte dei ragazzi sta bene, nel corpo e nella mente. E noi dobbiamo aiutarli a mantenere questa condizione. Accanto e prima dei fattori di malattia, occorre attenzione ai fattori di protezione dalle patologie. In primo luogo, la cura delle relazioni: in famiglia, con i coetanei, nelle realtà che i ragazzi frequentano. Qui ci possono essere quelle possibilità di comunicazione e scambio che aiutano gli adolescenti a restare ancorati alla realtà. Poi, il mantenimento degli impegni assunti: la scuola, lo sport etc. sono quelle esperienze faticose che li aiutano a crescere, consapevoli delle proprie risorse e dei propri limiti.

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