Colombia, cessate il fuoco tra Governo e Farc

La storica firma oggi all'Avana, a Cuba, dopo quattro anni di trattativa e un lungo conflitto durato 50 anni che ha causato 260 mila morti, 45 mila dispersi e 7 milioni di profughi. Parla monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, presidente della Conferenza episcopale colombiana.

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Raggiunto il “cessate­-il-­fuoco” in Colombia tra il Governo di Bogotà e le Farc. Dopo quattro anni di trattative condotte a Cuba per porre fine al sanguinoso conflitto che dura fin dagli anni Sessanta, e che ha provocato 260 mila morti, 45 mila dispersi e 7 milioni di profughi, oggi a L’ Avana il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, e il comandante Farc, Timoleon Jimenez, firmano un accordo di non belligeranza.

«Abbiamo raggiunto un'intesa per un definitivo cessate­-il-­fuoco bilaterale che mette fine alle ostilità», hanno annunciato Governo e ribelli in un comunicato congiunto. Hanno annunciato di voler presenziare all'evento anche il segretario generale dell’ Onu, Ban Ki­-moon, diversi presidenti dell’ America Latina (tra cui quelli del Cile, Michelle Bachelet, e del Venezuela, Nicolas Maduro), inviati speciali dell’ Unione Europa e dei Paesi che hanno collaborato ai negoziati, nonché esponenti della Chiesa colombiana. Il cessate-­il-­fuoco bilaterale rappresenta un passo chiave verso l’ accordo di pace, che il presidente Santos si augura di firmare il prossimo 20 luglio.

«Abbiamo bisogno di un segno chiaro che la firma dell'accordo sia effettiva e non solo un atto simbolico», ha dichiarato all'agenzia di stampa Fides  monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo de Tunja e presidente della Conferenza episcopale della Colombia. «I guerriglieri devono consegnare e distruggere le armi pubblicamente», ha poi aggiunto l'arcivescovo.  «La popolazione vuole vedere immediatamente gli effetti dell’ accordo».

Nella necessità del dialogo tra le parti ha sempre creduto papa Francesco. A più riprese, ai vescovi colombiani e alle autorità del Paese sudamericano, in particolare al presidente Santos, ha espresso in questi anni il suo caldo e convinto sostegno arrivando un giorno a dire: «Se firmate la pace io vorrei andare in Colombia». Ora questo desiderio può diventare una seria ipotesi di lavoro e non è escluso che il Papa visiti questa nazione già nel 2017, come sostengono alcune fonti.  Jorge Mario Bergoglio parlò del Paese e del processo di pace il 20 settembre 2015, durante la sua visita a Cuba: «In questo momento mi sento in dovere di rivolgere il mio pensiero all’ amata terra di Colombia, consapevole dell’ importanza cruciale del momento presente, in cui, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, i suoi figli stanno cercando di costruire una società pacifica. Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche qui in questa bella isola (di Cuba, ndr.) , per una definitiva riconciliazione. E così la lunga notte del dolore e della violenza, con la volontà di tutti i colombiani, si possa trasformare in un giorno senza tramonto di concordia, giustizia, fraternità e amore, nel rispetto delle istituzioni e del diritto nazionale e internazionale, perché la pace sia duratura. Per favore, non possiamo permetterci un altro fallimento in questo cammino di pace e riconciliazione».

L'arrivo a Cuba del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per la firma del cessate-il-fuoco tra Governo colombiano e Farc. Foto Ansa.
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