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Ciao Darwin, addio Lech: la Polonia rivoluziona la storia

Il partito nazionalista al potere riforma la scuola e cancella Walesa, amico di Wojtyla e fondatore di Solidarnosc, che ha permesso la transizione non violenta della Nazione verso la democrazia. L'accusa (già nota e confutata): era una spia comunista.


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Charles Darwin e la teoria dell’ evoluzionismo devono sparire dai testi scolastici polacchi. Il Governo di Varsavia ha stabilito che è un retaggio comunista. Ma la decisione più clamorosa riguarda l’ eliminazione di Lech Walesa, premio Nobel per la pace e leader di Soldarnosc, accusato di essere stato in realtà una spia di Mosca, collaboratore dell’ Unione Sovietica, che ha negoziato non per la salvezza della Polonia, ma per la sua personale diventando il primo Presidente della Polonia democratica.

Nell'ossessione con cui il Governo polacco e il suo burattinaio, l’ ex-primo ministro Jaroslaw Kaczynski, sta sbaragliando la memoria del Paese in nome di un nazionalismo identitario e xenofobo non c’ è posto per l’ uomo che ha negoziato il destino della Polonia con l’ appoggio determinante e saggio di Karol Wojtyla. Walesa va eliminato, punto e basta. La decisione di riscrivere la storia fa parte di una ampia riforma della scuola che prevede due livelli di istruzione, con l’ abolizione delle medie, e il ripristino di fatto del sistema in vigore ai tempi del comunismo.

Gli insegnanti hanno scioperato il primo giorno di scuola e sono preoccupati per la perdita di migliaia di posti di lavoro e la chiusura di molti istituti. La revisione dei testi sta procedendo velocemente. Contro le teorie dell’ evoluzione c’ era già stata dieci anni fa in Polonia una mobilitazione appoggiata dai settori più conservatori della Chiesa polacca, anche se più volte vescovi, cardinali, teologi e lo stesso Benedetto XVI hanno spiegato che Dio non è contro Darwin e che la dottrina teologica e la narrazione biologica dell’ evoluzione possono essere complementari. Sulla figura di Walesa il partito “Legge e Giustizia” ha sempre espresso giudizi negativi e i suoi vertici considerano da anni la “tavola rotonda”, cioè il dialogo tra i comunisti e Salidarnosc che permise a Varsavia di trovare una via non violenta di transizione non un fatto straordinario che in effetti fu, ma una complotto alle spalle dei polacchi ordito per spartirsi il potere. Ma la tesi serve a Jaroslaw Kaczynski per mostrarsi, insieme al suo partito, come il vero liberatore dei polacchi.

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