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Chi era il vero protagonista di American Sniper

Chris Kyle era un cecchino americano pluridecorato per la sua attività in Iraq: fu ucciso da un ex militare affetto da un disturbo post traumatico. Dalla sua autobiografia il film di Clint Eastwood in onda stasera su Canale 5 alle 21.21


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Il film American Sniper, in onda stasera su Canale 5, diretto da Clint Eastwood, è tratto dall’ autobiografia di Chris Kyle, militare Usa pluridecorato per la sua attività di cecchino in Iraq. Christopher Scott Kyle nacque l'8 aprile 1974 a Odessa, in Texas, e ricevette il suo primo fucile a otto anni, con il quale andava a caccia con il padre. Durante le scuole superiori  si distinse nella squadra di football,  e dopo il diploma  diventò un professionista del rodeo e lavorò come cowboy in un ranch. A causa di una ferita al braccio dovette interrompere l’ attività. Nel 1996 si recò in un centro di reclutamento militare per arruolarsi volontario nei Marines degli Stati Uniti, con un particolare interesse per le operazioni speciali. Ma anche in questo caso i danni al braccio fecero sì che la sua domanda fosse respinta ma non si perdette d’ animo e dopo un addestramento al BUD/S (Basic Underwater Demolition/SEAL) si arruolò nei Navy SEAL nel 1999. 
Completato l'addestramento Kyle fu assegnato come cecchino del plotone "Charlie" all'interno del SEAL Team Three di stanza a Coronado, in California.
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 partecipò a quattro turni di combattimento in Iraq, dove afferma di aver ucciso più di 255 guerriglieri iracheni, di cui 160 confermati dal Pentagono (per essere tali, nel mondo dei cecchini, devono avvenire alla presenza di un testimone).
Fu vittima di numerose imboscate, durante le quali fu ferito tre volte. I jihadisti gli attribuirono il soprannome di "Shaitan Al-Ramavi" ("il diavolo di Ramadi") e misero una taglia di 20.000 dollari sulla sua testa che in seguito viene aumentata fino a 80mila dollari.. Nel 2008, poco fuori da Sadr City, Chris Kyle spara a un ribelle che sta per lanciare una granata verso un convoglio statunitense, colpendolo con un fucile da cecchino 338 Lapua Magnum da una distanza di circa 2100 iarde, quasi due chilometri.
Fu decorato con due Medaglie d'Argento, cinque Medaglie di Bronzo e altre tre dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti e si congedò con onore nel 2009. Sposato  con Taya Renae Studebaker,  ebbe due figli, Colton e McKenna. Nel 2012 pubblica per l'editore HarperCollins la sua autobiografia, intitolata "American Sniper" (sniper significa cecchino). Il libro "American Sniper" si rivela un grande successo, al punto che per trentasette settimane fa parte della lista dei bestseller del "New York Times", e contribuisce a far conoscere Chris Kyle a tutti gli americani. Si legge nel libro: «Era mio dovere sparare al nemico, e non me ne pento. I miei rimpianti sono per le persone che non ho potuto salvare: Marines, soldati, amici. Io non sono ingenuo, e non faccio della guerra un ideale. I peggiori momenti della mia vita li ho vissuti da SEAL, ma so di poter presentarmi davanti a Dio con la coscienza pulita, di chi sa di aver fatto il suo lavoro».

 Era il 2 febbraio 2013 quando a Erath County, in Texas, insieme con l’ amico Chad Littlefielf invitò al poligono di tiro il ventisettenne Eddie Ray Routh, un suo commilitone marine che soffriva di disturbo post traumatico da stress e che voleva aiutare a superare i suoi problemi. Il giovane fu preso da un raptus e uccise Chris con un colpo di pistola, mentre scaricò sull’ amico tredici colpi. A scatenare la sua furia motivi pretestuosi, come il fatto che i due giovani non gli avessero rivolto la parola durante il tragitto in auto o che volessero rubargli l’ anima, oppure perché Chris  non gli aveva stretto la mano quella mattina e perché aveva un profumo di una colonia che non gli piaceva. Il processo stabilì che seppur disturbato mentalmente  fosse comunque capace di intendere e di volere e fu condannato all’ ergastolo senza la possibilità di libertà condizionale. 

(pubblicato originariamente il 13/03/2017)

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