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Centro Astalli: «Meno arrivi, ma non è detto che sia una buona notizia»

Lo ha detto padre Camillo Ripamonti, presidente della struttura di accoglienza dei Gesuiti, durante la presentazione del Rapporto annuale 2018. Violenze, torture, soprusi aggravano i traumi di chi ce la fa a scappare da guerre e povertà, arrivando sulle nostre coste e nelle nostre città.


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Il primo a parlare è Moussa, 27 anni. E’ stato torturato nel suo paese, in Mali, poi nelle prigioni libiche. Ha conosciuto i trafficanti di terra e di mare, il deserto e il barcone. Ora che ha lo status di rifugiato sogna un giorno di riprendere gli studi in legge, ma al momento sarebbe felice di poter lavorare come meccanico. Si apre con un volto, un nome, una storia la presentazione del Rapporto annuale del Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per rifugiati e richiedenti asilo.

Monica Maggioni: «L'informazione deve fornire contesti, dati e storie, non mettere gli ultimi contro gli ultimi»

Nel salone del teatro Argentina, al tavolo dei relatori, moderati dal direttore dell’ Espresso Marco Damilano, padre Fabio Baggio, sottosegretario di papa Francesco per la sezione migranti e rifugiati della Santa Sede, Monica Maggioni, presidente della Rai, e padre Camillo  Ripamonti, presidente di Astalli.

L’ informazione va gestita fornendo “contesti, dati seri e raccontando delle storie”, non mettendo “ultimi contro ultimi” - “è lo strumento più semplice per strumentalizzare la rabbia delle persone” -; insomma dando conto della “complessità di una situazione che riguarda tutti e tutti chiama in causa”, dice Maggioni. “Le indicazioni che papa Francesco ha consegnato nel messaggio per la Giornata del Migrante e del Rifugiato 2018, riassunte da quattro azioni - accogliere, proteggere, promuovere e integrare - sono determinanti in un momento storico in cui si torna a confidare nei muri di separazione e a costruirne, piuttosto che credere nella forza generativa del dialogo e dell’ incontro”, ribadisce Ripamonti.

Rifugiati e richiedenti asilo, i dati: trend in calo e i numeri del Centro Astalli

I dati dicono che nel mondo sono oltre 65 milioni i richiedenti asilo e i rifugiati, il trend è rallentato, così come gli arrivi in Europa: 171.000, meno della metà di quelli del 2016 che furono 362.753. In Italia al 31 dicembre 2017 erano 119.369.

Il Centro Astalli, nelle sue diverse sedi territoriali (Catania, Palermo, Grumo Nevano-Napoli, Vicenza, Padova e Trento) ha risposto ai bisogni di circa 30mila persone, 14mila delle quali a Roma. Le strutture di accoglienza con diverse modalità hanno ospitato circa 900 persone, di cui circa 300 a Roma. I volontari coinvolti nei diversi servizi sono stati 687, venti i giovani impegnati nel servizio civile e oltre 100 gli operatori professionali in tutto il territorio.

I progetti nelle scuole hanno raggiunto 28.335 studenti, con un incremento del 7 per cento  del 2016, “segno di un bisogno da parte di insegnanti e studenti di conoscere e informarsi su ciò che sentono essere parte del loro presente e del futuro e di imparare un modo critico di affrontare il fenomeno migratorio”, dice Ripamonti.

Politiche sui migranti, il Gesuita Ripamonti: «Il prezzo umano degli accordi in Libia è troppo alto»

Rispetto alle politiche in atto, il gesuita critica duramente l’ accordo con la Libia, stipulato a luglio 2017. “Quello che viene salutato come un successo, la riduzione degli arrivi in Europa, è per noi una grande sconfitta dell’ Italia e dell’ Europa intera, perché il prezzo che viene pagato in termini di violenza sulle persone è inimmaginabile, come viene confermato dalla notizia che la Corte penale dell’ Aja sta indagando per crimini internazionali perpetrati contro i migranti in Libia”. Non a caso nel corso del 2017 è aumentato il numero di persone, visitate dai medici volontari ad Astalli, traumatizzate dal viaggio e soprattutto dalla detenzione nei centri in Libia. In maggioranza si tratta di donne.

 “Il Papa ricorda sempre di parlare di persone, non di numeri”, dice padre Baggio. “Massificare e generalizzare non fa bene né a noi, né a chi bussa alle nostre porte”. Se l’ esigenza a breve termine, dice padre Baggio citando il Papa, “è che non muoia più nessuno, a medio termine bisogna trasformare le politiche e a lungo termine, perché le trasformazioni avvengono in 25/50 anni, bisogna creare le condizioni nei Paesi di partenza affinché le persone non siano costrette  a fuggire a causa della povertà, della miseria e della mancanza di opportunità”.

Il quadro dell'accoglienza: Cas ancora soluzione prevalente e pochi Sprar

Quanto al sistema di accoglienza in Italia, secondo Ripamonti “nonostante l’ aumentata capienza c’ è ancora un numero crescente di persone che restano escluse e vivono in strada”.

La qualità degli standard di accoglienza, inoltre, non è “né uniforme né soddisfacente”.

I Centri di accoglienza straordinaria (Cas) restano oggi “la soluzione prevalente, mentre la rete Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), sia pure in crescita, a luglio 2017 copriva poco meno del 15 per cento dei circa 205.000 posti disponibili”.

Nonostante il tentativo di razionalizzare e aumentare il numero dei posti disponibili incentivando i Comuni ad aderire alla rete Sprar, di fatto “la situazione su molti territori non è in linea con quanto previsto” e il passaggio tra la prima e la seconda accoglienza avviene “con forte ritardo e per un numero limitato di persone, penalizzando la qualità dei percorsi di integrazione”.

A Roma, poi, l’ inclusione dei richiedenti asilo e rifugiati è diventata ancora “più difficoltosa” a causa di una delibera comunale che impedisce a enti come il Centro Astalli di rilasciare il proprio indirizzo come residenza anagrafica.

Segnali positivi sul volontariato: molte nuove leve sotto i 30 anni e il 30% di contributo degli stranieri

Tra i segnali positivi si segnala il fatto che dei 220 colloqui effettuati a nuovi volontari, quasi il 50 per cento ha riguardato giovani di meno di 30 anni e circa il 30 per cento persone provenienti dall’ estero, alcune delle quali con una storia di migrazione. “Anche da questi segnali avvertiamo che, nonostante vi siano allarmanti tendenze alla chiusura e alla xenofobia, in Italia e in Europa molti continuano ad avvertire l’ urgenza di impegnarsi per la solidarietà e i diritti umani”.

Ripamonti ringrazia i tanti volontari che si sono impegnati, “non curanti di molti attacchi che nel corso del 2017 sono stati scagliati contro le organizzazioni umanitarie. Occuparsi con umanità dei migranti in alcuni momenti è stato considerato un atteggiamento di cui vergognarsi, aiutare è diventato sinonimo di malaffare e in alcuni frangenti ad alcune persone è stato imputato come reato”, dice il gesuita. “Non siamo poveracci che aiutano dei poveri, siamo uomini e donne che con senso di responsabilità civile non vogliono smarrire il proprio senso di umanità, perché credono nella dignità della persona e si impegnano a restituirla a coloro ai quali è stata tolta, con solidarietà, secondo il sentire della nostra Costituzione”.

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