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La dignità non è in vendita


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«Dite ai signori uomini che giacché vedono necessarie le case, mandino le loro sorelle, i padri le loro figlie, gli sposi le loro mogli». Queste strazianti e lapidarie parole sono tratte dalle numerose lettere che la senatrice Lina Merlin ricevette dalle “case chiuse” durante il dibattito che portò alla soppressione. Sono passati 60 anni e la battaglia di chi voleva dare dignità alle donne viene nuovamente messa in discussione. Una proposta di legge della Lega parla di riaprirle con la scusa di tutelare chi è costretta a vendere il suo corpo per strada e tassare un mercato nero con numeri da capogiro. Ma la prostituzione resta un fenomeno che calpesta l’ umanità di persone schiavizzate e considerate alla stregua di oggetti di piacere. Non solo da parte degli sfruttatori, ma anche dei clienti da ritenersi, seguendo le parole del Papa, «criminali che torturano le donne». Francesco ha più volte incontrato e abbracciato le vittime del racket e ha chiesto perdono per tutti i cattolici e i battezzati che si sono macchiati di questo delitto.

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