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Cannes 2017: Monica Bellucci travolge chi dava il nostro cinema per morto

Potrebbe sembrare la campana a morte per il cinema italiano: per il secondo anno consecutivo nessun film tricolore in corsa per la Palma d’ oro. Eppure, il nostro cinema sta facendo bella vetrina di sé, dal manifesto con Claudia Cardinale agli "onori di casa" di Monica Bellucci.


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Potrebbe sembrare la campana a morte per il cinema italiano: per il secondo anno consecutivo nessun film tricolore in corsa per la Palma d’ oro. Eppure, il nostro cinema sta facendo bella vetrina di sé al 70° Festival di Cannes, che si è appena aperto e andrà avanti fino al 28 maggio in un turbinio di proiezioni e di star. A cominciare dal manifesto celebrativo in cui una giovane e zingaresca Claudia Cardinale danza su sfondo rosso fuoco e titoli in oro (la foto originale fu scattata a Roma nel 1959 e, malgrado le polemiche per i ritocchi digitali all’ immagine, l’ insieme risulta di grande suggestione). A fare gli onori di casa è stata chiamata per la seconda volta Monica Bellucci, fotomodella promossa al ruolo di attrice nel nostro paese e oggi amatissima oltralpe come simbolo d’ italica seduzione. Fasciata in un ampio voile nero, stile vedo e non vedo, è stata l’ algida madrina di una cerimonia d’ apertura sobria ed elegante. Nella giuria presieduta dall’ ormai candido Pedro Almodòvar si segnala poi la presenza del nostro Paolo Sorrentino, che proprio da Cannes cominciò a spiccare il volo verso quella notorietà internazionale che l’ avrebbe poi portato all’ Oscar. Ma c’ è di più, nella selezione parallela Un Certain Regard oltre a Fortunata, nuovo film di Sergio Castellitto con un’ intensa Jasmine Trinca, troviamo in concorso Après la guerre di Annarita Zambrano (italiana solo di nascita ma ormai francese d’ adozione): riflessione amara sui nostri terroristi rossi che trovarono rifugio nella Francia di Mitterand.

Tra i concorrenti alla Palma d’ oro spiccano comunque i nomi di numerosi big che vale la pena di tenere d’ occhio. C’ è l’ austriaco Michael Haneke (già due volte vincitore) che presenta Happy End di cui sono protagonisti il veterano Jean-Louis Trintignant e la brava Isabelle Huppert: due personaggi di oggi, borghesi e agiati, insensibili al dramma dei migranti di Calais. Michel Hazanavicius (già Oscar per The artist) fa interpretare Godard, maestro della Nouvelle Vague nel ‘68, a Louis Garrel in Le Redoutable: come dire, la tentazione del maoismo visto dall’ irreale prospettiva dei tetti parigini. C’ è poi molta attesa per Jacques Doillon e il suo Rodin, con Vincent Lindon nei panni del celebrato scultore. Altro habitué della Croisette è François Ozon, in gara con L’ amant double. Detto poi che perfino il film d’ apertura, Les fanto^mes d’ Ismael di Desplechin con Marion Cotillard e Charlotte Gainspourg, batte bandiera francese, appare chiaro che quest’ anno toccherà agli americani provare a insidiare la grandeur di casa. The Beguiled di Sofia Coppola è un film sulla guerra civile Usa (nel cast Nicole Kidman, Elle Fanning, Kirsten Dunst e Colin Farrell). Wonderstruck di Todd Haynes punta tutte le sue carte su Julianne Moore, mentre The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach riunisce tre pezzi da novanta del cinema brillante d’ oltreoceano come Dustin Hoffman, Ben Stiller e Adam Sandler. Tra i possibili outsider che possono aspirare alla Palma d’ oro segnaliamo, a nostro giudizio, il russo Andrey Zvyagintsev con Loveless e il sudcoreano Bong Joon-Ho con il thriller fantascientifico Okja.

In attesa di registrare le reazioni dei quasi sei mila critici presenti sulla Croisette, in rappresentanza di giornali e Tv di tutto il mondo, non si può non applaudire la maniacale organizzazione con cui la kermesse ha aperto le danze di questa 70° edizione. Poliziotti in uniforme di gala a fare da cornice alla mitica montée des marches e centinaia di agenti in borghese confusi tra la folla dei fans per garantire la sicurezza di una manifestazione mondiale che non può non fare gola ai terroristi dell’ Isis. Il fatto è che qui sulla Croisette non solo appare impossibile che possa piombare un camion attentatore, ma perfino la minima trasgressione provoca l’ immediato trillare dei controlli elettronici. Insomma, tutto è sorvegliato. Salvo le emozioni suscitate dai film proiettati sugli enormi schermi del Grand Théatre Lumière e del Théatre Claude Debussy. E a proposito dell’ imprevedibilità dei pronostici, prendiamo atto dei contrastanti giudizi suscitati da Les fanto^mes d’ Ismael del regista Arnaud Desplechin, pellicola d’ apertura fuori concorso interpretata da Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg (affiancate dal sempre presente Mathieu Amalric), fascinose protagoniste della prima montée des marches. Fotografate e cliccatissime. Il film, in realtà, ha lasciato tutti perplessi: curioso l’ incipit, che però poi sfocia nella solita storia pazza di un regista pazzo che gira un film sulle ossessioni di un regista. Dopo Effetto notte di François Truffaut, insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale. La bizzarra vicenda offre comunque l’ occasione alla Cotillard e alla Gaisbourg per due magistrali prove di attrici. Quelle di cui si fatica a trovare traccia nel cinema italiano. Con un casto nudo integrale della Cotillard, pur giustificato dalla trama, che ha messo subito a rumore la pruderie della Croisette. Come dire: chi ben comincia è a metà dell’ opera.

(Foto in alto: Reuters)

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