Bottalico: «Articolo 18? Sul lavoro c’ è molto altro da fare»

Dopo il convegno nazionale di Cortona: le proposte delle Acli per il lavoro buono e giusto. Ma anche sul welfare, la riduzione delle spese militari, la pace, l’ azione di contrasto ai “falsi islamici” dell’ Isis.

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«La non natalità italiana credo sia il segno profondo di una società inceppata, dobbiamo riuscire a ritrovare un modello economico che sia evoluzione della società e che favorisca la natalità come elemento ordinario di vita».

È un quadro realistico quello tracciato dalla ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, al Convegno nazionale Acli di Cortona, svoltosi nei giorni scorsi.

Lo storico appuntamento aclista, giunto alla 47° edizione, ha fornito nel corso della tre giorni la possibilità ai molti intervenuti di fare il punto della situazione sui temi riguardanti il lavoro, l’ economia, la democrazia, la giustizia sociale e la pace. Nel suo intervento il ministro Madia ha voluto sottolineare alcuni punti che guidano gli orientamenti dell’ esecutivo in ordine alle scelte sociali: «Vogliamo tutelare tutti, mantenendo e possibilmente ampliando i diritti e le tutele, riguardo ai temi del lavoro oltre che alle altre riforme in programma. Ma non possiamo negare che alcuni modelli di riferimento in questi settori sono stati superati ormai dal tempo», ha continuato la ministra. «Temiamo molto la parcellizzazione esasperata della nostra società, che vede nel diritto negato dell’ altro, qualcosa che può consolare. Perché l’ altro, in una società di precari, è un concorrente che ti può portare via qualcosa. Questo rischia di farci perdere quel senso di “missione collettiva”, di sforzo comune e corale, che è l’ unico modo per uscire da questa crisi».§

Non deve diventare un totem né l'articolo 18 né una sua ulteriore riforma, le priorità sono altre

Sul lavoro, ma non solo, si è articolato anche l’ intervento di Gianni Bottalico, presidente delle Acli, che ha introdotto l’ argomento dicendo: «Giudichiamo positivamente il dibattito che si è sviluppato in Italia in seguito all'iniziativa governativa del jobs act. Gli 80 Euro in busta paga devono divenire stabili nei prossimi anni attraverso la riduzione delle aliquote fiscali, estesi a pensionati e partite Iva e accompagnati da provvedimenti che tengano conto dei carichi familiari, del numero dei percettori di reddito nel nucleo familiare e degli incapienti».

Ma in molti aspettavano una posizione chiara sul tema su cui si dibatte da tempo: l’ articolo18. «Il contratto a tutele progressive per i giovani», ha dichiarato Bottalico, «è una delle proposte che le Acli sostengono da sempre. Crediamo invece che la discussione sull'articolo 18 finisca per essere sterile e fuorviante. Non deve diventare un totem né l'articolo 18 né una sua ulteriore riforma, le priorità sono altre. Invitiamo il governo a mettere da parte questo punto per concentrarsi invece su altre cose, come la riforma dell'apprendistato, potenziando i percorsi di formazione e di riqualificazione professionale, garantendo ammortizzatori sociali efficaci, attraverso il sostegno al reddito e alla formazione permanente».

Ma le politiche sul lavoro non possono procedere da sole senza un fronte più ampio di interventi che sono intrecciati tra loro. Lo sguardo del Presidente delle Acli  va oltre confine, verso la comunità europea: «Solo attraverso un temporaneo sforamento dei parametri europei si può raggiungere l'obiettivo di dare uno scossone all'economia, dalla cui ripresa potrà venire in seguito anche il miglioramento dei conti pubblici. Serve una svolta, una netta discontinuità, un cambiamento delle politiche economiche a Roma, Bruxelles, Francoforte. Per sollecitare questo cambiamento appare opportuna l'iniziativa referendaria per l'abolizione della legge attuativa del fiscal compact, per la quale invitiamo i cittadini a firmare entro il prossimo 30 settembre».

Ridefinire quali sono gli scopi della Nato. E le condizioni di partecipazione dell'Italia

Sono legate a Bruxelles anche tematiche come la pace e la giustizia sociale su cui molto si è parlato al convegno di Cortona: «Dopo il recente vertice della Nato in Galles, si discute dell'ipotesi di escludere dal patto di stabilità un consistente aumento delle spese militari. Ma che Europa stiamo costruendo? Come mai tanta difficoltà a varare politiche di rilancio del lavoro di fronte a vincoli che paiono insormontabili e tanta disponibilità ad aggirare questi medesimi vincoli per le spese in armamenti? Alla luce di una valutazione complessiva di quanto sta avvenendo nel mondo (Siria, Irak, Ucraina, striscia di Gaza, ndr), credo che vi siano anche molte ragioni che consigliano di rivisitare e di riproporre quel filone neutralista che è nel dna dei cattolici democratici. Una ripresa, non ideologica ma fondata a partire da dati di fatto, della discussione su una possibile opzione per la neutralità e sulle nuove condizioni che la possono rendere oggi praticabile, probabilmente risulterebbe anche salutare a ridefinire quali siano ancora gli scopi della Nato ed a valutare le modalità e le condizioni della prosecuzione della partecipazione dell'Italia».

E a Bruxelles sono legate anche altre considerazioni, alcune già ampiamente evidenziate in passato e altre che in sordina sembrano delinearsi all’ orizzonte:«La realtà», continua Bottalico, «è che abbiamo un sistema finanziario ormai strutturalmente disgiunto dagli interessi dell'economia reale, che appare mosso da altre logiche, non da quella di servire allo sviluppo economico e sociale. Sono percepibili le manovre dei grandi centri di potere finanziario per mantenere una posizione di predominio. Questo è il senso di alcuni negoziati in corso in segreto fra gli Stati Uniti e l'Unione Europea, in particolare di quello sul Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip), con il quale si mira ad aggirare le legislazioni nazionali che fanno da argine a una completa privatizzazione dei servizi, della sanità, dei trasporti, dell'acqua, dell'energia, e che tutelano i lavoratori, i consumatori, i beni pubblici. Credo che non possiamo tenere fuori dal nostro dibattito associativo un tema come questo così pieno di conseguenze per il futuro dei cittadini, della democrazia, della stessa Europa. Chiediamo che i capitoli del trattato transatlantico siano resi pubblici prima della loro approvazione da parte della Commissione e del Consiglio europeo, che gli eventuali accordi vengano sottoposti al voto dei parlamenti nazionali e che siano passibili di referendum popolari».

Concludendo il suo discorso Bottalico torna ancora una volta a sottolineare l’ importanza di “azioni di pace”, evidenziando le posizioni delle Acli con un appello lanciato a tutti gli operatori della comunicazione e dell’ informazione: «Riaffermiamo il nostro no alla cultura dello scontro, alla cultura del conflitto e per costruire, come ha indicato Papa Francesco “la cultura dell’ incontro, la cultura del dialogo” come “unica strada per la pace”. In questa prospettiva abbiamo collocato la nostra recente presa di posizione contraria all'invio di armi italiane ai curdi dell'Iraq e favorevole a un intervento dell'Onu. Molti lati oscuri presenta la rapida affermazione di questa anomala entità, l'Isis, e inquietante è l'ostentato ricorso nella sua propaganda alla religione islamica, che suscita il disappunto e l'indignazione di pressoché tutte le confessioni e le correnti musulmane. Ecco perché mi rivolgo soprattutto agli organi di stampa, ai mass media, chiedendo un atto di civiltà, di lotta concreta agli obiettivi che si pone il terrorismo: ogni volta che si dovrà parlare di questa organizzazione terroristica, vi chiedo di evitare l'accostamento con l'aggettivo “islamico”».

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