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Bono Vox: "Io sono europeo e irlandese. L'Europa è la mia casa"

In visita al Parlamento europeo, il leader degli U2 ha richiamato l'idea di patriottismo allargato. Parlando delle migrazioni ha lanciato un appello: "Dovremmo sederci a un tavolo con i nostri partner africani e conquistare il mondo".


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(Foto Reuters: Bono Vox con il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani a Bruxelles)

Una raccolta di poesie, District and circle, di uno dei suoi scrittori più amati, l'irlandese Séamus Heaney, Nobel per la letteratura nel 1995 e uno dei più grandi  esponenti della cultura dell’ Irlanda. E' questo il regalo che Bono Vox, leader degli U2, in visita al Parlamento europeo a Bruxelles il 10 ottobre, ha donato al presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. «Ho scritto una dedica nella quale dico: ho portato queste parole con me in giro per il mondo. Queste parole mi hanno portato oltre e poi a casa», racconta ai giornalisti il cantante irlandese, affiancato da Tajani. «Ma solo recentemente ho cominciato a ripensare la mia idea di casa. E mi sono reso conto che questa è la mia casa. Io sono europeo così come sono irlandese. Tu (riferito a Tajani) sei europeo e italiano. L’ idea di un patriottismo allargato è esaltante. Io qui, oggi, mi sento a casa».

L’ Europa, casa sua. Esattamente come casa sua è la sua amata Irlanda. Patriottismo - altra cosa rispetto al nazionalismo - ed europeismo non sono affatto in contrasto, anzi, si compenetrano e si arricchiscono a vicenda nel valore di un patriottismo esteso, allargato. Ecco la lezione di Bono - una lunghissima carriera artistica unita a un'instancabile impegno umanitario - agli europarlamentari e, insieme, a tutti gli europei: in un momento in cui l'idea di Unione appare sempre più fragile, minacciata, messa in seria discussione, il cantante afferma il suo orgoglio di dirsi europeo, essere fan, sostenitore, dell'Europa e anche dell'Africa.

Bono ha scherzato con il presidente dell'Europarlamento: «E' lui la rockstar», ha detto ai cronisti. Con la profondità, la forza e l'equilibrio che hanno sempre contraddistinto i suoi messaggi - ai leader mondiali, ai presidenti, ai potenti - ha espresso le sue idee e i suoi sentimenti sul fenomeno delle migrazioni: «La gente è preoccupata per l’ insorgenza del nazionalismo, io sono emozionato dalla nascita dell’ internazionalismo. La gente è preoccupata per le migrazioni dal Sud mal gestite, e lo capisco, ma io sono esaltato da ciò che sta succedendo nel continente che ci sta accanto”.

Ricorda la contrapposizione tra un’ Africa vivace, grazie al dinamismo dirompente dei due miliardi di giovani che la popolano, e un’ Europa che sta inesorabilmente invecchiando. E lancia un appello: «Mentre l’ America è in vacanza dalle grandi idee, noi dovremmo sederci intorno a un tavolo insieme ai nostri partner africani, alla pari, e conquistare il mondo».

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