Aung San Suu Kyi ha vinto. E adesso?

A Yangon, ex-capitale birmana, c'è aria di festa. Più di 10.000 persone hanno aspettato ieri sera davanti alla sede della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) dove un display elettronico aggiornava i risultati dalle diverse sedi elettorali. Una folla in preda a una gioia incontenibile, che le forze dell'ordine invano hanno cercato di contenere. Se le previsioni saranno confermate dai dati ufficiali, infatti, almeno 40 dei 45 seggi in palio nelle prime elezioni democratiche dopo 50 anni di regime militare, sarebbero stati conquistati dal partito di Aung San Suu Kyi. Un risultato schiacciante che, se ufficializzato, proverebbe che il Myanmar (l'ex Birmania) è davvero sulla strada del cambiamento.


Ma non tutti sono così ottimisti, a Yangon. Benché le votazioni si siano svolte in un clima di relativo ordine e tranquillità, non sono mancate le denunce di brogli. In numerosi seggi le schede sarebbero state contraffatte con della cera di finaco al simbolo del NDL, per poter in seguito cancellare la preferenza. Nonostante le proteste degli elettori, le schede non sarebbero state sostituite. 

Inoltre, si dubita anche della trasparenza dei conteggi finali. “Se il voto si fosse svolto in modo regolare”, sostiene uno dei funzionari del partito di aung San Suu Kyi, “avremmo vinto tutti e 45 i seggi. Lo scarto del risultato darà la misura dei brogli avvenuti”. 

Sullo schermo digitale davanti alla sede del partito continuano ad apparire i numeri delle votazioni, alternati da messaggi di Aung San Suu Khy. Madre Suu gioisce insieme ai suoi elettori, definendo i risultati “una vittoria popolare”. Ma invita anche il popolo alla prudenza: “Vi prego di evitare comportamenti violenti o azioni che potrebbero dispiacere ai nostri avversari”. Una lezione di correttezza politica per il mondo intero.

Lo spoglio dei voti in un seggio di Yangon (foto del servizio: Reuters).
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