Bersani e l'Italia dei maleducati

Scandalo (giusto) perché la malattia di Bersani ha provocato anche molti insulti e commenti feroci. Ma la Rete è solo uno specchio di un'Italia quotidiana che spesso non vogliamo vedere.

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Sono in vacanza in una città straniera. Prenoto la navetta dall'albergo all'aeroporto, un servizio davvero efficiente, l'autista spacca il minuto e si fa trovare davanti al tuo albergo. Poi fa il giro degli altri alberghi e ritira gli altri partenti che hanno prenotato. La navetta è piena, restano due posti all'ultimo albergo della serie. Ci fermiamo, nessuno si presenta. Aspettiamo. Aspettiamo ancora. Finalmente, sereni e tranquilli, a passo strascicato, arrivano gli ultimi due. Aspettiamo ancora che salgano a prendere con tutta calma i bagagli, poi la navetta riesce a partire per l'aeroporto. A tutti gli altri che hanno pazientato per un quarto d'ora nemmeno un borbottio di scusa. Erano, ovviamente, due italiani.

Cosa c'entra questo piccolo aneddoto con la ben più grave vicenda di Pierluigi Bersani e la schifosa slavina di insulti e auguri feroci che si è riversata sulla Rete alla notizia della sua malattia? Secondo me c'entra così: perché ci scandalizziamo quando viene fuori come realmente siamo? Perché ci stupisce tanto che ci sia un'Italia capace dei peggio pensieri?

La Rete, da questo punto di vista, non è un amplificatore, come molti sembrano pensare, ma solo uno specchio fedele. Ricordate i commenti sul ministro Kyenge? Sì, quella che per l'autorevolissima rivista americana Foreign Policy è una delle "100 personalità più influenti al mondo" e che da noi, invece, veniva paragonata a un orangutan e bersagliata con le banane. E Caterina Simonsen, la ragazza che, secondo qualche presunto animalista, poteva morire a 9 anni che non gliene fregava niente a nessuno? E i giornali e i Tg pieni di cronaca nera, che se prova a raccontare un fatto positivo o un lieto fine lettori e ascoltatori scappano a gambe levate?

E' curioso che ci si aspetti di trovare in Rete un'Italia migliore di quella che si trova per strada. O forse su Facebook tutti pagano le tasse, nessuno butta cartacce per terra, le parolacce non esistono, i cori "devi morire" degli stadi spariscono, le signore non vengono più borseggiate, le donne non più violentate, i limiti di velocità rispettati, i giovani cedono sempre il posto agli anziani sui tram, ecc. ecc. Ma non è colpa di Internet se siamo diventati una società di maleducati.

 

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