Silvio va sotto, il Web s'infiamma

Crisi del Governo Berlusconi o maggioranza che tiene, dimissioni sì dimissioni no, il dato ormai incontrovertibile è che le discussioni più appassionate sul presente e sul futuro della siituazione politica italiana si sono trasferite sul web, sui social network.

     Basta osservare quello che sta accadendo in queste ore su Twitter, prima e immediatamente dopo il voto sul Rendiconto dello Stato che ha visto la maggioranza fermarsi a 308 voti. Il tam tam digitale è inarrestabile e per partecipare attivamente o anche soltanto osservare il popolo del web che s'incontra e discute, con computer o smartphone (chi scrive è attualmente connesso a Twitter via tablet), è sufficiente, per esempio, digitare #laresadeiconti per avere un'idea precisa di come i social network hanno non solo favorito e accompagnato le rivoluzioni della Primavera araba, ma adesso stiano "monitorando" la crisi politica italiana da vicino, molto da vicino, presidiandola in modo spasmodico, 24 ore su 24, sino a ridurre a "comparse" dell'informazione le radio, la Tv.

    

   
    Appuntamento su Twitter, dunque.
Tecnicamente, nel linguaggio del web 2.0, i punti di ritrovo si chiamano "hashtag": #laresadeiconti su Twitter è uno di questi. Cominciano sempre con "cancelletto", cioè #, e con attaccata la parola o il tema di cui si vuole discutere o con il quale si vuole provocare una discussione. Per "raggiungere" questi appuntamenti digitali bisogna aprire il sito di Twitter (www.twitter.com), iscriversi se è la prima volta che si aderisce e poi digitare nella barra di ricerca l'hashtag desiderato, in questo caso #laresadeiconti (ma per farsi un'idea dei dibattiti sul  tema "crisi di governo" può andare anche bene #berlusconi, oppure il @quirinale). Andiamo a leggere, il fiume del web è inarrestabile, mentre scriviamo sono passati appena 20 minuti da quando alla Camera è terminata la votazione sul Rendiconto. Urla un tweet: "Sali al Colle, sali al Colle".

    

    
     Si indigna un altro: "A San Vittore coi poveracci altro che a casa". Qualcuno usa l'ironia: "Caro Silvio, un'altra occasione per scappare con Ryanair". Un altro sembra essersi appassionato per tutto il pomeriggio: "Fossi ancora al liceo, avrei già pronta la giustificazione per non aver studiato". E un tweet si accanisce: "308 favorevoli su 309, sarei curioso di sapere chi è quel genio che ha votato no".

     C'è anche chi non molla il Cavaliere in 140 caratteri: "Silvio, dai una lezione a 'sti professionisti della politica". Perché i 140 caratteri da mandare sulla Rete sono l'unica regola da rispettare per scrivere su Twitter e aderire ai suoi dibattiti in tempo reale. E sembrano la vera risposta di democrazia e partecipazione che forse il Cavaliere ha sottovalutato sin dall'inizio. Perché se è vero che ieri ha affidato a un altro social network, Facebook, sul suo profilo ufficiale, la smentita alla notizia delle dimissioni, certo il web rappresenta per lui d'ora in poi una spina nel fianco, che non è controllabile come i Tg o certi editoriali.

    


    I twit della Rete, che corrono in tempo reale tra le nuove generazioni, stanno superando la sua idea di comunicazione.  Perché "sono" la comunicazione che si fa dibattito e non puo essere imbavagliata. L'ultimo tweet prima di chiudere questo articolo online: "Sentiamo cosa ha da dire Napolitano".

                                                
                                                            Pino Pignatta                                                   

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