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«Basta criticare le istituzioni, pagare le tasse è costruire la casa comune»

Nel suo primo Discorso alla città per la festa di Sant’ Ambrogio, l’ arcivescovo Mario Delpini propone un’ alleanza civile ed etica “del buon vicinato” e propone il metodo biblico delle decime: «Mettere a disposizione della comunità in cui si vive la decima parte di quanto ciascuno dispone»


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Neppure Milano è immune dal virus della lamentela, del disincanto che sfocia in disillusione e contestazione contro politici, uomini delle istituzioni, forze dell’ ordine. Neppure Milano è immune dal virus che considera il diverso, per religione, razza o cultura, un avversario o un nemico anche se abita accanto a noi o è nato nel nostro stesso quartiere. Nel suo primo discorso alla Città per la festa di Sant’ Ambrogio l’ arcivescovo Mario Delpini sceglie di andare controcorrente: «Voglio fare l’ elogio delle istituzioni che oggi, come allora (ai tempi di Sant’ Ambrogio, ndr) si fanno carico della promozione del bene comune, della pace sociale e della promozione di una convivenza civile serena». Ringrazia i sindaci, le forze dell’ ordine, gli insegnanti, gli operatori sanitari, i volontari sparsi in tante associazioni, gli onesti, i coraggiosi, i competenti. Sono loro il Paese che funziona: «Ogni mattino», afferma, «noi ci rendiamo conto che il paese, la città funzionano, possiamo fare affidamento su servizi perché c’ è una folla di persone che fanno di giorno e di notte il proprio dovere, a beneficio di tutti: nessuno è perfetto e tutto si può e si deve migliorare, ma noi sappiamo che possiamo contare su gente che ha lavorato e lavora bene, per noi».

Poi Delpini chiama tutti a una nuova “alleanza” civile e religiosa per spingere la città a risollevarsi, andare avanti, essere accanto ai fragili, porre rimedio alle emergenze, dalla casa alle periferie. Fa un «appello al sindaco della città metropolitana» e «alle religioni» presenti e a tutti indica l'esempio di Sant'Ambrogio il quale, sottolinea, «dentro la tensione, dentro lo scontro che esaspera la città, dentro i conflitti di fazioni contrapposte, dentro la rivendicazione di privilegi e di potere, dentro la contrapposizione tra gruppi che pure hanno analoga radice religiosa, si intromette come uomo dell'istituzione, custode dell'ordine pubblico».

A quest’ alleanza Delpini invita a partecipare tutti: «chi», dice, «abita da sempre in città e chi è arrivato oggi, chi abita in centro e chi abita in periferia, chi parla il dialetto milanese e chi stenta a parlare italiano, chi ha un passaporto granata, chi ha un passaporto blu, verde, rosso».

"Mettere a disposizione della comunità la decima parte di quanto ciascuno dispone"

Il titolo del discorso di monsignor Delpini è “Per un’ arte del buon vicinato”. E il buon vicinato è l’ obiettivo a cui deve puntare quest’ alleanza. Per prima cosa, dice Delpini, bisogna «contrastare la tendenza individualistica di cui si è ammalata la nostra società. L’ individualismo egocentrico ha radici lontane e una forza persuasiva e pervasiva impressionante, alimentata da enormi interessi».

L’ Arcivescovo accenna agli ostacoli che impediscono il “buon vicinato”: «La serenità della convivenza e la pratica del buon vicinato», spiega, «sono seriamente compromesse se la casa è un problema e l’ occupazione delle case è praticata con arroganza, se la strada è insicura, se il vizio è pervasivo e la sua diffusione è tollerata con indifferenza, se la prepotenza di qualcuno prevarica sui diritti degli altri, se la proprietà non è rispettata, se le abitudini, gli orari degli uni sono motivo di grossolano disturbo per gli altri».

Propone un metodo, Delpini, per mettere in pratica concretamente l’ arte del buon vicinato, quella delle decime: «Non bastano», nota, «le risorse economiche della comunità a costruire quest’ arte, anche se tutti devono rendersi conto che anche il contributo economico è determinante. Pagare le tasse non può essere inteso come fosse un rassegnarsi a un’ estorsione; è piuttosto un contribuire a costruire la casa comune anche se il sistema fiscale del nostro Paese necessita di una revisione profonda». Poi, aggiunge, «ci sono contributi da offrire che non si possono monetizzare. Hanno un costo, ma sono senza prezzo. E vorrei proporre a tutti la regola delle decime. È una pratica buona molto antica, attestata anche nella Bibbia, un modo per ringraziare del bene ricevuto, un modo per dire il senso di appartenenza e di condivisione della vita della comunità. La regola delle decime invita a mettere a disposizione della comunità in cui si vive la decima parte di quanto ciascuno dispone. Ogni dieci parole che dici, ogni dieci discorsi che fai, dedica al vicino di casa una parola amica, una parola di speranza e di incoraggiamento».

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