Bari, raid razzista: tre in manette

Hanno aggredito con un cavo d'acciaio e una spranga di ferro tre nordafricani e una educatrice per motivi razziali: per questo tre giovani sono stati arrestati. Parla la Caritas.

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Raid di stampo razzista nel Centro di accoglienza ”Esedra” di Triggiano, in provincia di Bari. Tre cittadini nordafricani e una educatrice, mentre erano all’ interno della comunità, sono stati aggrediti  da tre individui che li hanno picchiati utilizzando una spranga ed un cavo di acciaio. Secondo quanto denunciato ai Carabinieri intervenuti sul posto il gruppetto dei malfattori ha compiuto una vera e propria irruzione insultando con epiteti razzisti le quattro vittime che hanno subito pesanti colpi e percosse riportando per fortuna ferite non gravi.


Sulla base delle descrizioni delle caratteristiche somatiche degli aggressori e degli indumenti che questi indossavano, i Carabinieri hanno rintracciato tre giovani di 28, 27 e 22 anni, tutti di Triggiano, che sono stati posti agli arresti domiciliari. Sono accusati di lesioni personali, violenza privata e discriminazione razziale Durante le perquisizioni, i militari hanno sequestrato un cavo d'acciaio lungo tre metri e una spranga di ferro. Il Centro Esedra” è una cooperativa sociale che da anni si occupa soprattutto dell’ assistenza dei minori a rischio oltre ad ospitare gli extracomunitari che hanno bisogno di sostegno. L’ episodio di violenza ha lasciato sconcertati sia gli operatori dell'intera struttura che l'intera comunità triggianese.

Amarezza e sconcerto anche nelle parole di don Antonio Ruccia, direttore della Caritas di Bari: “E’ una notizia che mi rattrista, ma che allo stesso sono mi sorprende perché un fatto del genere non era mai accaduto finora. Bari e i centri limitrofi, come del resto tutta la Puglia, sono le roccaforti dell’ accoglienza. Si tratta di un episodio isolato che tuttavia deve fare riflettere. Non so spiegarmi il motivo di tale inaudita violenza. Ripeto, credo che sia la prima volta che ci troviamo di fronte ad un avvenimento di una certa gravità. In una situazione del genere bisogna affermare con forza la centralità del rispetto della persona umana, senza distinzione alcuna, specie se si tratta di nostri fratelli che arrivano da Paesi lontani”.

Questa foto e quella di copertina sono dell'agenzia Ansa.
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