Bagnasco sul lavoro: urge sviluppo

Il discorso è per Genova, ma i temi toccati dal cardinale Angelo Bagnasco nell omelia  per la consueta messa con il mondo del lavoro che si celebra ogni anno per la festività di San Giuseppe, riguardano tutta l Italia.


      Si dice che bisogna ristrutturare le aziende, e questo spesso è vero , ha detto l arcivescovo della città ligure e presidente della Cei,  ma la ristrutturazione in sé, senza cercare commesse  in Italia e per il mondo non  crea lavoro. E allora, ridefinire e risanare   mi chiedo   si riduce a una operazione di finanza oppure è un impegno di reale sviluppo e quindi di crescita lavorativa? .
 
Il cardinale Bagnasco, pur offrendo spunti di speranza, è preoccupato per la situazione di crisi e sprona la comunità a cercare la coesione e a essere disposta ai sacrifici. Purché non siano fine a se stessi.  Occorre  vedere un orizzonte vero, non delle parole che si ripetono  inconcludenti; avere certezze non promesse, perché i tempi stringono e le ristrettezze diventano sempre più pesanti sulle spalle delle famiglie .

E aggiunge:  Senza meta le forze dei naviganti si scoraggiano e si affievoliscono, i remi diventano troppo pesanti e le braccia si arrendono: la barca va alla deriva. Ma se appare l orizzonte vero, allora i sacrifici si moltiplicano e capacità nuove si sprigionano .
Pur premettendo che la Chiesa non ha soluzioni tecniche da proporre, il cardinale non si sottrae a indicare delle strade e a mettere in guardia dai pericoli:  Per creare futuro dobbiamo mettere in conto anche eventuali disagi temporanei, ma è la visione d insieme non il proprio particolare che deve ispirare e sostenere. D altra parte, salvare il particolare a scapito dell insieme quanto giova al particolare stesso? .

E ancora sulla delocalizzazione delle aziende insiste:  Si dice che importante è non perdere posti di lavoro, ed è già un punto fondamentale; ma se la “testa” di un azienda emigra, il resto del corpo quanto potrà resistere? Si dice che è da difendere la forza lavoro, ed è giusto, ma non ci si può accontentare di questo: se si lascia che la tecnologia prenda le ali, non diventeremo un luogo di assemblaggio? E allora, oltre ad aver perso professionalità e ingegno, quanto sarà sicuro il lavoro residuo? .

E conclude dicendo che  perché questo non accada è necessario non solo mantenere la tecnologia, ma bisogna investire e farla crescere: quanto più le difficoltà sono grandi tanto più urgente è lo sviluppo, bisogna  puntare in alto: conservare, mettere delle pezze, è qualcosa ma è pericoloso .

Il cardinale Bagnasco con alcuni lavoratori dell'Ansaldo Energia di Genova (foto Ansa).
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