Avarizia, schiavi del dio denaro

Il rapporto deformato con i soldi e le cose nelle riflessioni del monaco Enzo Bianchi. E in diversi capolavori, frutto di artisti come Giotto, Caravaggio, Masaccio, van Eyck, Rembrandt.

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Quando affronta il vizio capitale dell’ avarizia – il rapporto deformato con il denaro e con le cose in genere – la pittura rappresenta soprattutto tre soggetti: i cambiavalute, gli uomini del banco dei pegni e gli esattori delle tasse. Si procede in ordine sparso. Già prima di Cristo, nei rilievi romani troviamo esempi di taberna argentaria, antichi uffici di cambio, con il titolare dietro il banco e il cliente bisognoso piccolo e umile davanti a lui.
Ai tempi di Gesù gli esattori delle tasse, i pubblicani, erano odiati poiché riscuotevano i tributi per conto dei Romani invasori. La venuta del Salvatore offre un’ opportunità di riscatto anche a loro. Nella tela La vocazione di Matteo (1599-1600, Roma, San Luigi dei Francesi) Caravaggio ci mostra Gesù che dal banco delle imposte chiama Levi.

Lo fa con il dito teso. Gesù ricrea, fa rinascere l’ uomo:
Matteo il pubblicano, ma anche Zaccheo, l’ altro esattore delle tasse, che alla chiamata di Gesù risponde pronto (e convertito): «Do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

C’ è un’ altra pagina evangelica alquanto rappresentata: è quella di Gesù che caccia i mercanti dal tempio, accusandoli di aver trasformato la casa di Dio in una spelonca di ladri. Il tema è trattato da innumerevoli artisti, da Giotto a Rembrandt e a El Greco. L’ Europa dei mercanti e dei banchieri è rappresentata da grandi pittori come il fiammingo Jan van Eyck che ci mostra per esempio Il fidanzamento degli Arnolfini (1434) come la ricca coppia ostenti una preziosa pelliccia proveniente dalla Russia e un tappeto caucasico.

Un’ altra coppia di mercanti è colta nell’ atto di contare i soldi e annotare le entrate e le uscite su un libro mastro. Il tema diventa il soggetto preferito del pittore olandese Marinus van Reymerswaele che realizza opere diventate celebri, come La chiamata di Matteo (1536), Il cambiavalute e sua moglie (1538) e Gli Usurai (1540).

Rembrandt, nel suo intrigante Cambiavalute (1627), interpreta il tema evangelico della stoltezza dell’ uomo ricco raffigurando un anziano che, alla luce fioca di una lanterna, passa la notte a contare il suo oro. Il Vangelo è un potente richiamo a non accumulare ricchezze trascurando la propria anima. Il tema del giovane ricco viene affrontato nell’ Ottocento dal pittore tedesco Heinrich Hofmann e dal francese James Tissot (1836-1902).

Il tema del denaro è molto sentito anche a Firenze. Masaccio affresca la cappella Brancacci (1425-1426) nella chiesa di Santa Maria del Carmine
. Il rapporto con i soldi è presente in almeno tre scene. Gesù fa pagare le tasse a Pietro facendogli trovare una moneta romana nel ventre di un pesce. Pietro risana con la propria ombra gli ammalati seduti a chiedere la carità. Anania, infine, muore sul colpo non tanto per non avere dato tutti i suoi beni agli apostoli quanto per aver mentito allo Spirito Santo. Anche in questo campo Dio ama chi dona con libertà e cuore retto.

Una taberna argentaria in un antico rilievo romano.
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