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Kazakhistan, fine del partito unico

Il Parlamento di Astana non sarà più monocolore: tre partiti ammessi con il voto anticipato. Anche se il potere resta ben saldo nelle mani del presidente Nazarbayev.


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Il Kazakistan chiude con l'epoca del partito unico in Parlamento: saranno tre i partiti rappresentati, anche se resta ultra dominante il partito del presidente Nazarbayev. Secondo i primi dati della Commissione elettorale, relativi all'atteso voto di domenica 15 gennaio, Nur Otan ha l'80,74% di preferenze mentre gli altri due registrano il 7,46 e il 7,2%. Parliamo rispettivamente del Partito democratico Ak Zhol, formazione politica non distante dai programmi di governo, che tutti si aspettavano conquistasse seggi. E del Partito del Popolo comunista, che invece ha sorpreso un po' tutti, e che varca di poco il tetto del 7%.


E' stato un voto anticipato, voluto dal presidente dopo mesi di manifestazioni nella regione occidentale di Mangistau, in particolare nella città di Zhanaozen e dopo l'epilogo dei 17 morti a dicembre. Si sarebbe dovuto votare a giugno 2012 per la Camera bassa e per i governatori locali, ma Nazarbayev, che guida il Paese dall'indipendenza dall'Urss nel 1991, ha voluto cambiare volto all'assemblea parlamentare monocolore. Una nuova normativa, infatti, aveva creato le condizioni per l'ingresso di almeno un altro partito. Il tutto sotto gli occhi di un numero eccezionale di osservatori internazionali: circa 800. Un voto salva immagine per un presidente, definito assoluto, che ad aprile scorso è stato confermato con l'imbarazzante percentuale del 95,5%. Ora ci sarà un nuovo governo, dopo il rimpasto di pochi mesi fa. Indubbiamente, dunque, una situazione politica in movimento, che il presidente dell'Istituto Italiano per l'Asia e il Mediterraneo, Gian Guido Folloni, incontrato qui in Kazachstan, definisce una tappa importante nel processo di democraticizzazione del Paese transcontinentale tra Europa e Asia.


E' senz'altro una pagina che si scrive nel momento storico segnato ovunque dal vento della "primavera araba", ma bisogna dire che a ben guardare le rivendicazioni erano circoscritte alla regione e non troppo sentite dal resto della popolazione che in generale ha beneficiato di una crescita del Pil del 6,2 % nel 2011, nonostante una prima ripercussione della crisi globale. E che dal 1994 ha visto il reddito pro capite aumentare di 14 volte. Il partito comunista con i suoi proclami a favore dei lavoratori e contro le multinazionali ha ottenuto un buon risultato, ma il leader del partito, Vladislav Borisovich, ci ha spiegato che la questione che sembra aver pesato di più non è quella degli operai nella regione ricca di Mangistau, quanto piuttosto la preoccupazione di moltissimi contadini di fronte alla prospettiva presentata dal governo di "land grabbing", cioè di affitto della terra ai cinesi, nelle zone di confine al nord. I contadini rivendicano attenzione all'agricoltura in un Paese proiettato sull'industria. Resta il fatto che il Kazakhistan proprio dal 2009 si muove nel “Path to Europe”, il percorso verso l'Europa, - si chiama così il programma di partnership con l'Ue - e non poteva permettersi altri fatti di sangue.


In ogni caso, il multipartitismo resta una conquista. Così come le dichiarazioni degli osservatori sullo svolgimento del voto: definito in generale regolare, anche se non precisamente rispondente agli standard occidentali. Un solo esempio: abbiamo visto persone, soprattutto anziane, uscite dal seggio con la scheda ancora aperta, piegata solo al momento di inserirla nell'urna. Non certo una garanzia sulla segretezza del voto. Ma la democrazia, come ricorda il ministro degli Esteri Kazykhanov, non si costruisce in un giorno. Il ministro ci ha anche confidato: “Abbiamo imparato la lezione di Zhanaozen”. Per capire la posta in gioco, bisogna ricordare che a fine 2011 l'International Crisis Group ha iscritto il Kazakhistan tra i Paesi a maggiore rischio violenza a gennaio 2012.


Le manifestazioni dei mesi scorsi e altre rivendicazioni meno note

In tempi di “primavera araba”, è facile mettere insieme le aperture del presidente con le dimostrazioni dei mesi scorsi. A manifestare erano gli operai della compagnia nazionale petrolifera che nell'area più ricca di petrolio e gas del Paese chiedevano più salario e il reintegro al lavoro di quanti erano stati licenziati. Le manifestazioni sono andate avanti per mesi fino a dicembre quando nella piazza della calda città di Zhanaozen le forze dell'ordine volevano sgomberare i presidi per la costruzione del palco per le celebrazioni dei 20 anni dall'indipendenza. Hanno sparato sulla folla e ucciso 16 persone. Un'altra vittima c'è stata nella cittadina di Shepte. Di fronte ai morti, Nazarbayev ha deciso l'aumento dei salari, il reintegro di 2.000 lavoratori e ha fatto dimettere suo genero, l'imprenditore Timur Kulibayev, che guidava il gruppo di cui fa parte la compagnia petrolifera statale Kmg e che era indicato fino a quel momento quale suo possibile successore.


L'economia e il piano internazionale

Il Kazakhistan, pur curando sempre con attenzione il rapporto con la Russia, sta tentando di allontanarsi sempre di più dalla sfera di influenza del gigante con cui condivide la frontiera più lunga del mondo dopo quella tra Usa e Canada. E il rapporto con l'Ue può essere privilegiato. Per i Paesi dell'Unione, oltre al ruolo strategico di stabilità nell'area che il Kazakhistan gioca in accordo con gli Stati Uniti, c'è un forte legame per la questione energetica: dopo la Russia è il primo produttore di petrolio e di gas. Inoltre, il Kazakhistan ha due importanti obiettivi in tema di economia e sul piano internazionale: l'ingresso nel WTO e giocare un ruolo da protagonista nella promozione di un'Unione euroasiatica, che vada oltre l'istituzione di un'area di libero scambio già in atto per dare vita al primo organismo sovranazionale dell'area del post unione sovietica. L'economia è sempre stata al primo posto rispetto alla politica. Così sono stati giustificati per anni i poteri eccezionali al presidente Nazarbayev. Ora, dicono in tanti, è il momento di costruire la democrazia. Sicuramente è il momento di lanciare più che mai il Paese sul piano internazionale con abilità di equilibri tra il rapporto con la Russia, la Cina, gli Stati Uniti e l'Unione Europea. E in questo gioco di equilibri in cui il Kazakhistan vanta di essere diventato di recente il primo produttore di uranio e uno dei più importanti esportatori di energia, non c'è spazio per disordini interni.

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Un manifesto elettorale in favore del partito del presidente Nazarbayev (foto: Gausta Speranza).
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