Arriva il sangue (quasi) artificiale

Eritrociti prodotti da colture cellulari in laboratorio, trasferiti nel sistema circolatorio di un volontario. La ricerca, pubblicata su Blood Journal è il primo passo verso un futuro in cui, forse, sarà possibile aumentare la disponibilità di sangue per le trasfusioni e, viceversa, diminuire il rischio di contagio da infezioni. Il sangue artificiale è una delle sfide dagli esiti più imprevedibili che attendono gli scienziati nei prossimi anni: c'è chi ci sta provando con singole molecole, cioè sostanze che svolgano le stesse funzioni dell'emoglobina (che però fino a oggi ha incontrato molte difficoltà a causa degli alti livelli di tossicità), e chi invece ha scelto di percorrere la strada delle cellule in vitro. E proprio da qui sono partiti i ricercatori francesi della Université Pierre et Marie Curie di Parigi che prima sono riusciti a produrre su vasta scala eritrociti partendo da cellule staminali e poi sono stati in grado di creare globuli rossi da una popolazione di cellule staminali indotte. Con tanto di test verificato dal vivo su un organismo umano. Per ottenere questo sensazionale risultato, gli scienziati hanno prelevato un campione di midollo osseo da un volontario estraendone cellule staminali ematopoietiche che poi sono state coltivate in laboratorio. Raggiunto questo obiettivo, le cellule sono state reintrodotte nel circolo sanguigno del donatore (dieci miliardi di eritrociti marcati, corrispondenti a 2 millilitri di sangue): i globuli rossi artificiali hanno toccato percentuali di sopravvivenza dal 41% al 63% a 26 giorni di distanza dalla trasfusione. Inoltre non è stata registrata l'insorgenza di cellule tumorali.

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