Antonella Ruggiero, quando la voce arriva dal sacro

L’ ex cantante dei Matia Bazar esce con un’ antologia di brani di musica antica. Una grande emozione

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Aveva solo 8 anni Antonella Ruggiero, quando provava «un’ emozione fortissima» ascoltando l’ organo nella chiesa di Santa Maria di Castello, nel centro storico di Genova, vicino al porto. Succedeva la domenica, durante la Messa alla quale si recava con il nonno: «Quando si riceve un’ emozione da bambini, poi la ricordi per tutta la vita. Questo ha fatto sì che per anni io coltivassi la speranza di realizzare un progetto per organo e voce», sottolinea oggi la cantante.

Da allora si sono succeduti alcuni decenni e tanta musica per una delle voci più straordinarie nel panorama italiano. Ma finalmente con l’ ultimo disco Antonella Ruggiero ha realizzato il sogno coltivato fin dall’ infanzia: il Cd Cattedrali, infatti, contiene esclusivamente brani di musica sacra che la cantautrice ha eseguito con l’ accompagnamento del grande organo del Duomo di Cremona, «un vero monumento, che ha avuto un restauro perfetto». Un disco magnifico, che la Ruggiero ha registrato in prevalenza nell’ ottobre 2014 in occasione di un concerto nella cattedrale. Il contatto era nato in modo semplice, con il “sì” a un invito di Franco Caporali, organista nel Duomo di Cremona e docente al Conservatorio di Torino.

All’ inizio il progetto riguardava solo brani che contenessero la preghiera Ave Maria, ma Antonella Ruggiero ha deciso di ampliare la scelta: «Certo, ho tenuto Ave Marie bellissime (come i classici di Gounod e Schubert, ndr), però per esempio ho voluto introdurre l’ Ave Maria della tradizione sarda, Deus ti salvet Maria, poi sicuramente quella moderna di De André e altri brani, che vanno dal Trecento al contemporaneo. La scelta, perché il repertorio sacro è enorme, è dipesa dall’ emozione che riuscivano a darmi: si vede che gli autori avevano scritto a loro volta con grande sentimento».

La cantante sottolinea anche l’ importanza del tema comune di “Cattedrali”: «Per me il concetto di Maria, che è in questo disco, è legato a tutte le donne che vediamo in enorme difficoltà, sia quelle che le provano all’ interno della propria famiglia, sia le tante che partono dai luoghi d’ origine per fuggire dalla guerra e da tutto ciò che sta avvenendo in questo periodo. Una Maria bambina, una Maria anziana… Li vediamo, questi serpentoni di persone che, ora che è inverno e quindi spostarsi è ancora peggio, fanno una pena infinita. Ho visto le anziane coperte di poche cose in mezzo al fango. Per me, al di là delle religioni, al di là dei credo, Maria è la donna che cammina e cerca di trovare un’ alternativa per la propria vita e per i propri figli».

Dopo i 14 anni con i Matia Bazar, dal 1996 come solista Antonella Ruggiero ha sperimentato pressoché ogni genere musicale. Dal 2001, a partire dalla rassegna La musica dei cieli e dall’ album Sacrarmonia, nel suo repertorio si sono inanellati molti dischi e concerti di musica sacra, «perché è profonda ed evocativa, perché racconta qualcosa dell’ uomo che non è ciò con cui abbiamo a che fare nel quotidiano. Ormai da anni ascolto solo un certo tipo di musica, non solo sacra, anche popolare, anche tradizionale, o elettronica, però solo musica che faccia bene e non quella che non contiene niente. La musica è straordinaria proprio perché può acquietare la mente, e ciò avviene specialmente in quella sacra o di un certo tipo. Sin da bambina, quando ascoltavo i suoni antichi e della tradizione classica, la mia mente, che è sempre stata un po’ in movimento, si acquietava. Perciò ritengo che nelle scuole dovrebbero insegnare, anche ai piccolissimi, ascolti di musiche tra le più diverse ma tutte con contenuti umanamente veri, non sintetici o costruiti tanto per trovare un acquirente».

Con l’ uscita dell’ album ad Antonella sono arrivate richieste di concerti per organo e voce da parte di parroci e curatori «che hanno nelle loro cattedrali e chiese queste meraviglie di strumenti. Io stessa ne ho visti di meravigliosi, che vengono usati pochissimo. Farò un percorso, perché secondo me la voce dell’ organo deve tornare a essere ascoltata dalla gente». 

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