Anche gli oggetti ci parlano

Che legame c è tra i nomi che diamo alle cose e la loro forma? Perché, dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Finlandia all Uganda, la maggior parte delle persone che parlano lingue diverse e appartengono a culture differenti affermerebbero che un oggetto chiamato "mal" è più grande di uno chiamato "mil"? Gli scienziati del Centro Mente/Cervello (CIMeC) dell università di Trento, in collaborazione con i loro colleghi degli atenei di Oxford e del Max Planck Institute of Biological Cybernetics hanno provato a fare un indagine in questo senso e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Experimental Brain research ipotizzando l universalità almeno di alcuni aspetti del linguaggio, a prescindere dalle lingue e dalle convenzioni sociali, approccio invece sempre dato per certo fino a oggi. In sostanza ogni cosa che vediamo, oltre ad avere forma e colori, avrebbe insito un proprio suono, quello che le associamo inconsapevolmente mentre la osserviamo.


Questo il test: alle "cavie" è stato chiesto di pronunciare la vocale "a" mentre venivano mostrate loro delle immagini. è emerso che la natura dei suoni emessi cambia, in modo simile in tutti i soggetti, a seconda delle caratteristiche dell immagine. Per esempio, il volume si alzava se le immagine erano particolarmente luminose e il tono si faceva più acuto di fronte a oggetti spigolosi.

 È noto da tempo che le persone tendono spontaneamente ad associare dei suoni privi di significato a delle forme visive, come nell esempio famoso in cui è più probabile che a evocare un oggetto spigoloso sia il vocabolo  takete  piuttosto che il vocabolo  maluma  , ha detto Francesco Pavani del CIMeC, che ha partecipato allo studio: “L aspetto più nuovo e sorprendente di questa ricerca è il fatto che anche un emissione semplice, come la vocale  a , del tutto spontanea e arbitraria, cambia a seconda della figura che stiamo osservando”.

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