Amnesty International: «E' una grave ingiustizia»

"Asia Bibi non avrebbe mai dovuto essere processata, tanto meno condannata a morte. L’ idea che potrebbe pagare con la vita un litigio è raggelante", ha dichiarato David Griffiths, vicedirettore per l’ Asia e il Pacifico di Amnesty International.

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Si schiera anche Amnesty. Con celerità. E fermezza. A poche ore dalla decisione adottata giovedì 16 ottobre da una Corte d’ appello del Pakistan, che ha  confermato la condanna a morte nei confronti di Asia Bibi, una donna cristiana giudicata colpevole di blasfemia, Amnesty International è intervenuta con un comunicato ufficiale: «E' un atto di grave ingiustizia».

La Corte d’ appello di Lahore ha respinto la richiesta di annullare la condanna a morte inflitta nel 2010 ad Asia Bibi per aver espresso commenti offensivi sul profeta Maometto nel corso di un alterco con una donna musulmana. «Questa è una grave ingiustizia. Asia Bibi non avrebbe mai dovuto essere processata, tanto meno condannata a morte. L’ idea che potrebbe pagare con la vita un litigio è raggelante», ha dichiarato David Griffiths, vicedirettore per l’ Asia e il Pacifico di Amnesty International. «Sussistono gravi preoccupazioni sull’ equità del processo di Asia Bibi e le sue condizioni fisiche e mentali si sono fortemente deteriorate negli anni che ha trascorso, in quasi totale isolamento, nel braccio della morte. Dovrebbe essere rilasciata immediatamente e la sua condanna dovrebbe essere annullata», ha aggiunto Griffiths.

L’ avvocato di Asia Bibi ha annunciato che presenterà appello alla Corte suprema. Amnesty International ricorda che, per aver preso le difese di Asia Bibi e criticato le leggi sulla blasfemia, il 4 gennaio 2011 il governatore dello stato del Punjab, Salmaan Taseer, era stato ucciso da una delle sue guardie del corpo. Stessa sorte era stata riservata a un altro esponente istituzionale contrario a quelle leggi, il ministro per le minoranze Shahbaz Bhatti, ucciso dai talebani pakistani il 2 marzo 2011. «Queste leggi sono spesso usate per vendette personali, sia contro i membri delle minoranze religiose che contro gli stessi musulmani, e le persone incriminate vengono spesso prese di mira da folle di facinorosi. Chi prende posizione contro le leggi va incontro a rappresaglie terribili», ha sottolineato Griffiths. «Le leggi sulla blasfemia violano il diritto internazionale e devono essere abrogate o modificate immediatamente perché siano conformi agli standard internazionali», ha concluso Griffiths.

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