Ambiente, la Chiesa scuote i Grandi

A Rio de Janeiro la Conferenza Onu. La dottrina sociale riproposta per evitare diplomatici quanto inutili compromessi che spesso generano vuote dichiarazioni finali.

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Rio de Janeiro

Mentre le delegazioni governative giunte a Rio de Janeiro per la Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile cercano notte e giorno un accordo che appare sempre più lontano, la voce della Chiesa brasiliana si alza forte e chiara a favore di maggior giustizia sociale e in difesa dei poveri e del nostro pianeta. Al tavolo dei negoziati della Conferenza di Rio+20, convocata dalle Nazioni Unite a vent'anni da quella precedente e memorabile tenutasi nella stessa città brasiliana nel 1992, i giochi tra le parti sono ormai impantanati tra veti, richieste e interessi unilaterali anteposti alla quanto mai necessaria ed urgente necessità di trovare soluzioni condivise per garantire un futuro vivibile su questo pianeta.

Così, i Paesi ricchi con l’ Unione europea in testa vorrebbero imporre la nuova ricetta di una crescita fondata sulla cosiddetta “green economy”; le economie emergenti del gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) trainate dai padroni di casa rifiutano limiti imposti al consistente sviluppo avviato negli ultimi anni; i Paesi poveri del cosiddetto G77 pongono come condizione per qualsivoglia accordo l’ ottenimento dei fondi necessari per poter adattare i loro processi produttivi ai nuovi standard ambientali e sociali e così contribuire alla mitigazione delle emissioni inquinanti che stanno uccidendo il pianeta terra.

Di fronte a questo scenario, già del tutto prevedibile mesi fa, la voce della Conferenza
nazionale dei vescovi brasiliani (Cnbb) si è alzata per ribadire la gravità della situazione e riproporre i principi della dottrina sociale della Chiesa per scuotere le coscienze e le menti dei governanti
affinché assumano le responsabilità che gli incarichi da essi assunti comportano nei confronti delle generazioni presenti e future. Parole - quelle dei Vescovi brasiliani - che innanzitutto hanno ribadito come alla Conferenza di Rio+20, non sia unicamente in ballo la sostenibilità ambientale e, quindi, come non siano in discussione questioni riservate ai soli ambientalisti. Ciò che al contrario interpella i politici riuniti a Rio è la necessità di trovare un accordo sul modello di sviluppo che si vuole promuovere nei prossimi anni al fine di garantire la dignità di ogni e di tutte le persone e salvaguardare il creato che Dio Padre ci ha consegnato perché ne avessimo cura.

Domenica 17 giugno, Caritas internationalis e il Cidse, il coordinamento internazionale delle Organizzazioni cattoliche di sviluppo legate alle Conferenze episcopali dell'Europa e del Nord America, di cui la Focsiv è il membro italiano, hanno organizzato una conferenza stampa al termine della celebrazione eucaristica presieduta in Cattedrale dall’ arcivescovo di Rio, monsignor Orani João Tempesta. In quell'occasione, il segretario generale della Conferenza episcopale brasiliana, monsignor Leonardo Steiner, ha ben evidenziato come tutti dobbiamo sentirci interpellati dagli enormi problemi che attanagliano il mondo ed essere consapevoli del contributo richiesto a tutti noi per instaurare nuove relazioni tra gli uomini, con la terra, la natura e i beni naturali. Lo sviluppo fondato sul consumismo, sugli sprechi, sullo sfruttamento di persone e risorse naturali, ha dichiarato monsignor Steiner schierandosi al fianco dei movimenti sociali brasiliani e globali, deve lasciare il posto a comportamenti individuali più responsabili e originare politiche rispettose dei diritti di tutti sul piano economico, sociale ed ambientale.

E’ in quest’ ottica che la Cnbb ciritica duramente la prospettiva, ormai predominante nei dibatti e nei documenti della Conferenza RIO+20, di una crescita fondata sulla green economy in virtù del rischio molto probabile che i beni comuni, le risorse naturali e il patrimonio ambientale vengano mercificati diventando semplicemente il prossimo obiettivo delle speculazioni e della ricerca sfrenata del profitto perseguite da chi ha sin qui pesantemente contribuito a gettare il pianeta ed i suoi abitanti nella situazione odierna di drammatica ingiustizia e chiara insostenibilità. Il continuo sfruttamento delle comunità indigene originarie del Brasile e delle enormi risorse dei loro territori da parte delle grandi multinazionali colluse con i governi locali e i poteri forti internazionali, ne sono già oggi un esempio evidente.

Quello delle popolazioni indigene brasiliane è uno dei tanti casi di violazioni perpetrate nel mondo a danno dei più poveri e più deboli, come ha sottolineato monsignor Paul Bemile intervenuto alla conferenza stampa in rappresentanza della Secam, le Conferenze episcopali di Africa e Madagascar. Il rapporto tra le compagnie e le società multinazionali, in particolare del settore estrattivo, con i diritti umani fondamentali è da tempo oggetto di campagne, denunce ed iniziative promosse da numerose ONG internazionali tra le quali il Cidse. Tuttavia non è certo passata inosservata la richiesta avanzata dalla Secam per bocca di monsignor Bemile volta ad ottenere una normativa internazionale che imponga ai singoli Governi l’ obbligo di procedere attraverso consultazioni popolari nella definizione delle legislazioni nazionali in materia di estrazione delle materie prime e delle risorse minerarie essendo questi settori produttivi tra quelli che, notoriamente, impattano pesantemente sull’ ambiente e i cambiamenti climatici registrando importanti e diffuse  violazioni dei diritti fondamentali delle persone.

Critiche e proposte che dalle Chiese dei Paesi poveri dei Sud del mondo speriamo raggiungano realmente i delegati riuniti a Rio perché, come ribadito dal rappresentante della Santa Sede presso l’ Onu monsignor Francis Chullikatt, il modello di sviluppo che si promuoverà in futuro sia fondato sul’ uguale accesso ai beni primari, sulla solidarietà universale, sulla salvaguardia del creato e sul riconoscimento dell’ uguale distribuzione dei beni tra tutti gli uomini e le donne del pianeta.

Manifestanti di un'Organizzazione non governativa ricordano sulla spiagga di Copacabana, a Rio de Janeiro, che il problema della difesa dell'ambiente s'intreccia con quello della fame. Foto Epa/Ansa. La fotografia della copertina è dell'agenzia Thinkstock.
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