“Amalo” e si fiderà di te

I gruppi di auto-mutuo-aiuto (sono circa 9.000 in Italia) si sostengono utilizzando anche Internet

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L'associazione Amalo - Arcenciel si è costituita a Milano il 2 aprile 1998. Tra i soci fondatori, Fondazione Cecchini Pace di Milano, Casa di accoglienza per le donne maltrattate di Milano, Lega per disturbi attacchi di panico di Milano, associazione La Svolta di Cinisello, Associazione La Tartavela di Milano, Associazione Oltre noi...la vita di Milano, Gruppo di self help "Entrata libera", Associaizone Koiné e Progetto "Città sane" del Comune di Milano. Nello statuto vengono promosse e sostenute "la pratica e la metodologia  del self help nei vari ambiti della sofferenza e del disagio personale, familiare e sociale, e lo sviluppo della cultura dell'auto-aiuto nella comunità locale". Amalo ha avuto l'intuizione, e la caparbietà, di perseguire una strada che utilizzasse Internet: da qui, la mappatura di oltre 800 gruppi attivi in Lombardia, rilevati e messi in Rete proprio al fine di promuovere la cultura dell'auto-mutuo-aiuto. Non solo, il Web è anche diventato lo strumento attraverso cui accompagnare i gruppi nelle loro necessità organizzative, offrendo formazione, supervisione e aggiornamento. Allo stato attuale il movimento coinvolge oltre 18.000 persone solo in Lombardia che, accedendo gratuitamente ai gruppi, hanno cercato risposte efficaci a situazioni di malattie gravi, disagio e perdita, disabilità, dipendenza. E ancora problemi tipicamente familiari come ruolo dei genitori, adozione, affido, menopausa, vecchiaia... insomma i cicli quotidiani di vita.


Secondo un rapporto stilato nel 2005 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in Italia erano presenti oltre 4.000 gruppi per 120.000 persone coinvolte: oggi, la stima nazionale parla di almeno 9.000 gruppi. Tra le innumerevoli attività che l'associazione promuove, solo nel 2012, sono stati inaugurati lo sportello che rimane aperto tre giorni alla settimana, da martedì a giovedì, e sono stati lanciati i corsi di formazione base destinati ai facilitatori. In più c'è il lavoro del nuovoportale di Amalo che, sullo slancio della fortunata esperienza della mappatura lombarda, ha voluto affrontare una sfida ancora più grande, tutto il territorio nazionale. Obiettivi della mappatura, la conoscenza del fenomeno, dare visibilità ai gruppi rendendoli fruibili, sostenere e promuovere i gruppi già attivi, diffondere la filosofia del self help.

Associare il principio di sussidiarietà ai gruppi di auto-mutuo-aiuto è riduttivo per spiegare un fenomeno in crescita, che sta cominciando a prendere coscienza della propria forza e, per questo, ha intrapreso una strada che prevede una riorganizzazione delle risorse. Come sottolinea il professor Giulio Caio, coordinatore tirocini alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bergamo, nel Dna di queste "soggetti", e ciò che le rende davvero speciali, è il fatto che «non stiamo dando vita a una formazione sociale centrata sul semplice fare per il fare: il concetto vincente è coniugare il pensare con l'agire per ridare forza e dignità alle diverse manifestazioni del volontariato». E ancora: «È diffuso infatti un grande bisogno di ridare oggi nuovo spessore a termini come aiuto e amore, che il linguaggio e il contesto sembrano svilire e rendere inutilizzabili: nel cuore di queste parole si racchiudono dimensioni costitutive della prossimità esercitate nelle esperienze  che sosteniamo nell'ambito di comunità sempre più frammentate e segnate da forme di profonda individualizzazione e solitudine». 

 Da qui nasce la centralità che i gruppi possono ricoprire nella società moderna, perché la mutualità apre vie tutte da scoprire nel mondo della solidarietà in virtù della loro capacità di dare ascolto a problemi personali e sociali che nella condivisione trovano un appiglio sicuro. L’ auto-mutuo-aiuto è tradizionalmente costruito sulla base di gruppi di persone che si incontrano con cadenze regolari allo scopo di esternare e in qualche modo "liberarsi" delle preoccupazioni che le affliggono, mettendo sul piatto della bilancia esperienze e risorse nelle quali gli altri possono trovare risposte concrete al proprio malessere. Anche per questo la dimensione digitale dei gruppi è sempre stata guardata con un certo "sospetto", come se il Web, a priori, rappresentasse un alibi per i partecipanti: una prospettiva a senso unico che avrebbe potuto chiudere in un vicolo cielo e del tutto autorefenziale la dimensione della mutualità.

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