Amadeus: «Ragazzi, siate sempre padroni di voi stessi»

«E ai genitori dico: bisogna sempre sapere dove vanno e chi frequentano i nostri figli»

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Amadeus risponde al telefono da Napoli, in una pausa tra una registrazione e un’ altra delle puntate del quiz di Rai 1 Reazione a catena. Da ex Dj ci tiene a mettere subito in chiaro una cosa a proposito della morte del sedicenne Lamberto Lucaccioni: «Non mi va di fare il nostalgico, di dire che ai miei tempi nelle discoteche queste cose non succedevano perché non è vero, anche se forse oggi c’ è una varietà di droghe disponibili che prima non c’ era. Allo stesso tempo sono convinto che, oggi come allora, la maggior parte dei ragazzi che va in discoteca voglia solo divertirsi».

- In discoteca ti capitava di mettere in guardia i ragazzi?

«Io non bevo e non fumo. Quando ero alla consolle, tutti vedevano che al massimo bevevo una bibita. E a volte, senza fare la parte del maestrino noioso, dicevo ai ragazzi e lo ripeto anche ora: “Dovete essere sempre padroni di voi stessi”. In quel periodo poteva succedere di partire in macchina da Milano, andare a fare una serata a Terni e poi ritornare a casa. Al massimo ero stanco e allora mi fermavo a dormire mezz’ ora in un autogrill, ma sono sempre stato lucido».

- Nei Social Network molti ragazzi, commentando quello che è successo, dicono più o meno la stessa cosa: «Lamberto non doveva prendere le pasticche, perché tutti sanno che fanno male. Se voleva sballarsi, poteva farsi una bevuta o fumarsi uno spinello». Cosa ne pensi?

«Penso che ci si possa divertire tantissimo senza aver bisogno di “sballare”: basta lasciarsi trascinare dalla musica e ballare fino a sfinirsi come facevo io con i miei amici, sperando magari che qualche bella ragazza si unisse a noi. Un’ altra cosa che dico sempre è: “Pensa alle conseguenze di ciò che fai”. Se ti droghi, se bevi, sei vai forte in macchina, in un istante puoi distruggere te stesso e le persone che ti vogliono bene».

- I genitori cosa possono fare?

«È vero: fare il genitore è il mestiere più difficile al mondo, perché non c’ è una “ricetta” che vada bene per tutti. Ma non per questo dobbiamo rinunciare a cercare di farlo al meglio, per esempio parlando insieme di episodi come questo, facendo capire bene che quello che è successo a quel povero ragazzo poteva capitare a chiunque. E poi cercando di controllare dove vanno e chi frequentano i nostri figli e se un locale o un giro di amicizie non ci piace bisogna essere molto chiari, anche a costo di arrivare allo scontro».

- Tua figlia Alice ha 18 anni. Va in discoteca?

«Certo. Anche a lei ripeto di pensare sempre con la propria testa, di non seguire il gregge, di non aver paura di essere emarginata perché chi va controcorrente può salvarsi la vita».

- E ti sembra che lei lo faccia?

«Assolutamente sì. Ho molta fiducia in lei. Certo, ci sta che un figlio a volte possa dire una cosa ai genitori e poi farne un’ altra. Chi di noi non l’ ha mai fatto? Ma deve esserci un’ onestà di fondo e un senso di responsabilità che ti impedisce di mettere in pericolo la tua vita e quella degli altri».

- Quando al sabato sera ti dice “ciao papà”, tu cosa pensi?

«Normale che ci sia un po’ di ansia, la stessa che provavano i miei genitori con me. Ma poi penso che terrà il cellulare sempre acceso, che dovrà tornare a un orario stabilito, che dovrà chiamarmi per qualsiasi cosa. Mi è anche capitato a volte di andarla a prendere in discoteca, ma per il resto la lascio libera. Se il controllo è asfissiante, credo che sia controproducente. Ma ripeto: una “ricetta” per i genitori non c’ è. Possiamo solo provare a fare il massimo e sperare che vada tutto bene».

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