Alla ricerca delle pecore smarrite

La missione di Gesù è cercare le pecore che si sono perdute, ricorda, all'Angelus, papa Francesco. E noi possiamo fare come Zaccheo: salire sull'albero perché Dio si ricorda di noi e ci perdona.

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Tutta la vita di Gesù riassunta dal Vangelo di Luca di questa domenica. Il Papa, affacciandosi dalla finestra dello studio papale per il consueto Angelus domenicale, sottolinea che l'ingresso di Gesù a Gerico, nel suo cammino verso Gerusalemme «è l’ ultima tappa di un viaggio che riassume in sé il senso di tutta la vita di Gesù, dedicata a cercare e salvare le pecore perdute della casa d’ Israele».
Attorno a Gesù, ricorda il Papa, cresce l'ostilità. Eppure, proprio a Gerico, e mentre si stringe l'assedio contro di lui, «accade uno degli eventi più gioiosi narrati da san Luca: la conversione di Zaccheo. Quest’ uomo è una pecora perduta, è disprezzato e “scomunicato”, perché è un pubblicano, anzi, il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, ladro e sfruttatore».
Zaccheo, piccolo di statura, che si arrampica sull'albero per vedere Gesù che passa, in un «gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’ atto interiore dell’ uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto; non sa perché fa questo, ma lo fa. Nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’ albero, lo chiama per nome: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua"».
Un uomo respinto da tutti, che Gesù chiama per nome. Un nome, Zaccheo, che significa “Dio ricorda”. Gesù suscita le critiche della gente, andando a casa sua, perché anche in quel tempo si chiacchierava tanto: «Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’ egli è figlio di Abramo". In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù».
Papa Francesco insiste: «Non c’ è professione o condizione sociale, non c’ è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda” sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Guardiamo Zaccheo oggi sull'albero: è ridicolo, ma è un gesto di salvezza e io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po', non spaventarti, pensa che uno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti. Questo è Gesù: sali sull'albero della voglia di essere perdonato. Ti assicuro che non sarai deluso. Dio non si stanca mai di perdonare, ricordatelo bene, così è Gesù».
Ed esorta: «Fratelli e sorelle, lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua”, cioè nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall'egoismo e fare della nostra vita un dono d'amore. Gesù può farlo. Lasciati guardare da Gesù».

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