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Papa Luciani, «lo sposo della povertà»

Il 28 settembre 1978 moriva papa Giovanni Paolo I, il "pontefice dei 33 giorni". Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di papa Francesco, ne ricorda la figura, sottolineando le singolari affinità con papa Bergoglio.


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“Papa Luciani è il sorriso di Dio su questo mondo”. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato  di papa Francesco, evoca subito l’ immagine con cui  universalmente si ricorda “il pontefice dei 33 giorni”.
   Ma dietro quel sorriso che toccava i cuori, ma che alcuni scambiarono per ingenuità o peggio semplicioneria, c’ era molto altro: una miniera di virtù che diventano modello da imitare oggi, come ieri. E proprio quassù, a Canale d’ Agordo, l’ incantato borgo dolomitico dove nacque e crebbe Luciani, proprio nella chiesa dove ricevette i sacramenti,  celebrò la prima Messa e, in seguito,  tante Eucaristie da vescovo, il cardinale ha spiegato che dietro a quest’ immagine, che rischia lo stereotipo,  sta una figura ricca di sfaccettature e qualità cristiane, una personalità ancora tutta da scoprire, di bruciante attualità.  E ha scelto per farlo l’ occasione dell’ inaugurazione del “Musal”, il nuovo museo interamente dedicato alla figura del papa  bellunese che ha aperto i battenti a Canale nella ricorrenza dell’ elezione al soglio pontificio del suo più illustre cittadino: il 26 agosto del 1978.

Albino Luciani ha sposato sorella povertà e ha fatto della semplicità  evangelica il suo stigma. E proprio le vesti della povertà e della  semplicità  danno  alla sua parola il senso della concretezza, della verità delle cose”, afferma Parolin. “E queste conferiscono alla sua figura, in una suggestiva coincidenza d’ opposti, il volto della mitezza e  quello della fermezza, della comprensione  e del rigore, della misericordia e della sicurezza nella dottrina”. E poi si sofferma sull’ indole veneta che ha regalato a Luciani quella sua vena di humor, “che ridimensiona gli sfoghi delle tensioni e la superbia  intellettuale”.  E conclude: “Proprio alla ricchezza della sua personalità la causa di canonizzazione in corso rende ora finalmente giustizia”.  

  Oggi la poliedricità, o meglio, i lati meno noti della personalità del prete bellunese possono essere scoperti facendo visita a questo museo, ospitato nella quattrocentesca sede dell’ antico Ospizio della Confraternita dei Battuti, già Municipio di Canale d’ Agordo. Nei tre piani in cui si articola l’ esposizione permanente, curata dal direttore scientifico della “Fondazione Albino Luciani”, Loris Serafini, sono per la prima volta raccolti in modo coerente foto, documenti, oggetti significativi, abiti prelatizi e papali che raccontano la persona Albino Luciani. Dopo un breve excursus storico sulla Canale dei primi del ‘900, in cui crebbe Albino e la narrazione  della sua vita, dall’ infanzia fino all’ ordinazione episcopale, si sale ai due piani superiori in cui sono ricordati nel dettaglio gli anni dalla nomina a vescovo di Vittorio Veneto, a quelli successivi del Patriarcato veneziano, fino al brevissimo pontificato e alla morte avvenuta il 28 settembre 1978.  

 Altoparlanti diffondono la sua voce, dal timbro inconfondibile. Fa una certa sensazione vedere il quaderno autografo di quarta elementare, le pagelle coi voti altissimi, ma con quello in condotta non eccelso, segni di una  vivacità intellettuale, ma anche caratteriale non comuni.  Fa ancor più sensazione vedere la poverissima valigetta di legno che il ventenne Luciani usava in seminario, e che ricordano immediatamente le umili borse usate oggi da papa Francesco nei suoi viaggi. Quello di Papa Giovanni Paolo I per certi versi fu un pontificato che anticipò in modo sorprendente quello di papa Bergoglio, in atteggiamenti e  contenuti.

 A confermarcelo è Parolin, che abbiamo seguito nella visita al museo: “Credo anzitutto che la vicinanza alla gente, come atteggiamento e come stile, avvicini molto i due pontefici. La prossimità al popolo di Dio era un pensiero fisso per Luciani, come lo è oggi per papa Francesco”, dice il Segretario di Stato, che al museo di Agordo ha donato gli occhiali con i quali Luciani s’ affacciò per il suo primo saluto alla folla dal balcone di Piazza San Pietro la notte della sua elezione. “E poi a legare le due figure c'è il tema della misericordia, della vicinanza amorevole di Dio all'uomo".

Riconosce altre qualità poi a legare le due figure c’ è il tema della misericordia, della vicinanza amorevole di Dio all’ uomo”. comuni ai due pontefici?

 “Il loro tocco d’ ironia, il sense of humor. E’ tipico dei veneti questo tocco che serve per sdrammatizzare e che significa prendere la giusta distanza dalle cose. Questa fine ironia contraddistingue entrambi ed è frutto della consapevolezza che, alla fine, tutto è nelle mani di Dio”.
 Cosa la colpì  subito di Giovanni Paolo I?
    “Non ho avuto modo di incontrarlo, ero giovane seminarista quando è diventato papa. E, pur essendo anch’ io veneto, non ne avevo sentivo parlare molto. Certo fu una sorpresa quando fu eletto. E sorprendente fu anche la rapidità del Conclave. Mi colpì  subito la sua semplicità, la sua umiltà”.
La causa per la beatificazione è in fase avanzata. La piccola Canale avrà presto il suo beato? Magari tra due anni, cioè entro il quarantesimo anno dalla morte di Luciani?
 “Di solito è difficile che un papa venga proposto per la beatificazione. Che sia avvenuto per lui è già un dato significativo. Credo che le virtù incarnate da Giovanni Paolo I siano davvero modello per tutti i cristiani d’ oggi. Sui tempi non posso fare previsioni: non sono il prefetto della Congregazione per le cause dei Santi. La speranza, tuttavia, è che si vada avanti con una certa celerità”. 

 E conclude usando l’ ironia tanto cara al sacerdote di Canale: “Mi chiedo: se uno è così umile come fu Luciani, sarebbe lui stesso a non avere fretta di diventare santo”.  

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