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Alberto Angela: il viaggio nel sapere del mondo del suo "Ulisse"

Intervista al popolare divulgatore della trasmissione che compie diciotto anni. Sabato 29 aprile in onda la quarta puntata della nuova serie, dedicata alla Gioconda. «Abbiamo un pubblico dai 4 ai 90 anni curioso e innamorato del sapere»


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Un tono pacato ma incalzante, un’ estrema chiarezza nell’ esposizione condita con una genuina passione per tutti i mondi che ci invita a scoprire: Alberto Angela da anni prende per mano gli spettatori e li conduce alla scoperta del sapere, in modo coinvolgente e mai noioso. Una delle sue trasmissioni più longeve e fortunate è Ulisse, il piacere della scoperta,  che va in onda di sabato sera su su Rai 3 per un ciclo di cinque puntate inedite a cui seguiranno alcune repliche. «Che non sono mai uguali a quelle già messe in onda», precisa il conduttore. «Ogni volta le aggiorniamo, aggiungiamo qualche particolare».

La prima puntata era dedicata a Spartacus. «Siamo andati a Santa Maria Capua a Vetere, dove ci sono i resti di un anfiteatro che era secondo solo al Colosseo, i cui sotterranei sono intatti. Spartacus era un nobile della Tracia che dopo aver combattuto a fianco dei romani si era ribellato ed era diventato schiavo. Ci sono state altre ribellioni di schiavi, ma quella di Spartacus ha fatto tremare Roma. Di lui non sappiamo molto, non conosciamo che aspetto avesse, ma è diventato il simbolo della libertà». La formula varia da puntata a puntata: ci sono quelle girate sul campo, quelle che hanno come filo conduttore ricostruzioni con attori fatte appositamente, oppure che utilizzano spezzoni di film o fiction.

«Per la seconda puntata siamo andati nell’ Abbazia di Subiaco, per capire come vivevano nei monasteri, dove si trovavano le grandi biblioteche che hanno permesso di far giungere alla nostra epoca i testi antichi. Per raccontare la vita in un’ abbazia abbiamo scelto come fil rouge il film Il nome della rosa. Poi, siccome ci sarà a breve il centenario della Rivoluzione d’ ottobre, abbiamo dedicato una puntata agli zar di Russia, indagando sugli ultimi bagliori di questa corte, il matrimonio d’ amore, i figli bellissimi, la fine tragica su cui ancora si indaga e l’ enigmatica figura di Rasputin».

Dopo 18 anni e circa duecento puntate non sempre è facile trovare nuovi temi, anche se gli argomenti spaziano tra storia, scienza, astronomia. «La gente apprezza non solo il tema, ma soprattutto come viene raccontato. Possiamo ripetere lo stesso argomento, per esempio il Medioevo, ma con un taglio diverso. È come giocare una partita nello stesso campo, non sarà mai la stessa».

La trasmissione dedicata al patrimonio italiano, che andrà in onda sabato 6 maggio, è stata girata tra le zone terremotate. «Abbiamo cercato di capire quanto siano vulnerabili i nostri tesori, a causa di furti, incuria, del semplice trascorrere del tempo, di disastri naturali. Abbiamo osservato le azioni del corpo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e siamo entrati al seguito dei Vigili del fuoco nelle chiese danneggiate, da dove le opere vengono portate in depositi sicuri».

Non solo UlissePassaggio a Nord-Ovest ha compiuto 20 anni, e presto vedremo in Tv la puntata di Stanotte a... ambientata a Venezia. La formula prevede di trascorrere una notte in una città d’ arte (come per esempio Firenze) o un museo (il Museo egizio di Torino). Non c’ è nessuno e tutto assume una dimensione magica. Grande successo ha avuto la puntata dedicata al Vaticano, un luogo che fa sognare al di là dell’ aspetto religioso. «Stiamo usando le riprese 4K, una risoluzione di immagini mai fatta prima dalla Rai, la qualità è perfetta. Si tratta di un gruppo di lavoro molto unito del Centro di produzione di Napoli, persone che amano il loro mestiere e grazie alle quali la Rai mostra tutta la sua potenza».

Questo tipo di programmi ha un pubblico molto vasto: «Si va dai 4 ai 90 anni, e noto con piacere che ci sono anche tanti ragazzi, malgrado andiamo in onda di sabato sera. Rimangono colpiti dal linguaggio, parole semplici, frasi corte, un certo ritmo».

Anni davanti alla macchina da presa non fanno dimenticare ad Alberto Angela i suoi inizi come paleontologo:

«Io mi considero un ricercatore prestato alla televisione. Certo, mi mancano il modo in cui facevo ricerca, gli scavi, la vita in tenda, scenari strepitosi. Ma in fondo faccio lo stesso mestiere. Io cerco di traghettare le conoscenze che sono sepolte attorno a noi». Ma di questa vita in giro per il mondo che cosa ha apprezzato di più? «L’ Artide, la Patagonia, l’ Isola di Pasqua. L’ Africa è molto affascinante per i paesaggi e i tramonti ma bisogna stare molto attenti a dove metti piedi e mani. Le cose più belle le ho filmate in Italia. Napoli, la Sicilia, la Puglia, le Marche».

Imprevisti?

«Ho vissuto tante avventure, mi è capitato di trovarmi in mezzo a imboscate e sparatorie. Nel 2002 siamo stati rapiti nel deserto del Niger».

Rimpianti?

«Mi piacerebbe occuparmi di più dell’ aspetto umanitario, ma con il lavoro che faccio riesco a malapena a vedere i miei tre figli».

È stato paragonato a David Attenborough...

«Magari! Io seguo la mia via, cerco di essere il più chiaro possibile. Credo sia importante far vedere a tutti, dal notaio all’ idraulico, la ricchezza che c’ è nella conoscenza. Noi diamo cibo per la mente. Più c’ è conoscenza più ci sono equilibrio, saggezza, tolleranza».

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