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Scola: «All’ Europa serve più solidarietà»

Compie oggi 75 anni l'arcivescovo di Milano Angelo Scola che, contestualmente per raggiunti limiti di età, presenterà la sua rinuncia al governo dell'Arcidiocesi. Per chi volesse mandargli un messaggio la curia ambrosiana ha creato la mail auguriscola@chiesadimilano.it. Ripubblichiamo la nostra intervista all'arcivescovo di fine settembre.


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“Gli anni compiuti non sono gli anni passati, ma la storia della pazienza di Dio che compie la sua opera fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Gli anni compiuti non sono gli anni sottratti al futuro, ma la perseveranza nella speranza che intravede i segni del Regno, se ne rallegra, e invoca il compimento. Gli anni compiuti non sono gli anni che gravano sulle spalle e rallentano il cammino, ma la generosità della grazia che arricchisce di pensieri, affetti, memorie, struggente invocazione della gioia. Questo auguriamo all’ Arcivescovo Angelo per il suo compleanno: l’ esperienza della pazienza di Dio, la fortezza nella perseveranza, l’ abbondanza di ogni grazia”.

Così il Consiglio Episcopale, la Curia Arcivescovile e tutta la Diocesi si sono stretti con affetto intorno al proprio Pastore per esprimergli i migliori auguri per il suo compleanno. Tutti coloro che volessero porgere personalmente un augurio all’ Arcivescovo possono farlo con una mail a auguriscola@chiesadimilano.it. Chi intendesse accompagnare l’ augurio con un dono può versare, invece, su indicazione del cardinale Scola stesso, un contributo per l’ emergenza terremoto che da mesi sta provando il Centro Italia (su www.chiesadimilano.it le modalità). Il cardinale Scola dedicherà il giorno del suo compleanno a un tempo di ritiro spirituale.

Di seguito, ripubblichiamo l'intervista che gli abbiamo fatto a fine settembre.

Eminenza, che Milano ha conosciuto quando è arrivato e che città è oggi? La Milano dell’ economia, della finanza, dell’ Expo e del “dopo Expo”. La Milano in Europa e nel mondo; la Milano che (forse) sta diventando bella…

«Mi sembra indubbio che in questi ultimi anni Milano abbia alzato la testa. Si ripropone di fatto in modo deciso come un punto di riferimento per il Paese, per l’ Europa tutta e non solo. Io ho vissuto a Milano fino a 40 anni e mi sono ricoinvolto con la città, eletto arcivescovo nel giugno del 2011. In questi pochi anni ho visto una Milano sempre più realista, che tenta vie nuove ma non si nasconde i problemi talora dolorosi, che vive l’ inevitabile dialettica sociale, culturale e politica ma, salvo alcuni casi relativamente rari, cerca “amicizia civica” come condizione di vita buona personale e sociale. L’ angolo di visuale del vescovo è privilegiato. Incontra molte persone in parrocchie e aggregazioni di fedeli, a livello dei mondi del lavoro, della cultura, dell’ economia, della finanza».

«I miei preti particolarmente impegnati con pesanti situazioni di emarginazione mi hanno aiutato a incontrare i più poveri, gli emarginati e i carcerati. È però necessario assecondare “criticamente” la realtà con le circostanze e i rapporti che ne costituiscono la trama. E qui vedo il punto ancora debole. In una società ormai plurale, ricca di “mondovisioni” diverse, bisogna avere il coraggio di porre con forza nella vita di tutti i giorni da parte di tutte le persone, le comunità e i gruppi la ricerca del senso, inteso sia come significato del vivere quotidiano sia come direzione di un cammino. I radicali mutamenti in atto in questo cambiamento d’ epoca stanno trasformando i linguaggi con cui vivere questi aspetti decisivi dell’ umana esistenza. Qui si gioca l’ avventura per Milano “Città-di-mezzo”».

Immigrazione. Come giudica il muro di Calais, le scelte dei Paesi europei, le posizioni italiane? Cosa muove queste scelte? Come si vince la paura?

«Può essere facile dire che il muro di Calais è inaccettabile. Auspicare ponti e non muri. Ma la paura è una bestia nera, la si vince solo con un paziente lavoro di educazione. E qui ritorniamo alla questione del senso del vivere. In questa nuova fase è necessario rompere l’ isolamento in cui l’ io è precipitato rivolgendosi alle moltissime comunità che, come vedo nelle visite pastorali, arricchiscono la vita di città e paesi. Sono i nuovi corpi intermedi. Buone relazioni danno sicurezza e capacità di iniziativa. L’ accoglienza diffusa nella nostra diocesi – cito solo il ben noto esempio di Bruzzano – è un modo privilegiato per vincere la paura».

L’ Europa sempre più burocratica e meno solidale: di cosa ha più bisogno?

«L’ Europa ha bisogno di un disegno nuovo, che non sia affidato solo a tecnocrati e burocrati. Gli esperti ci vogliono, ma un fenomeno straordinario come l’ Europa non può non venire dal basso, da movimenti di popolo, che certo hanno bisogno di essere stimolati e interpretati. Per questo però è necessaria solidarietà e sussidiarietà vera, non bastano generici richiami alla Carta dei diritti, bisogna favorire le libertà realizzate».

Come le sembra che la Chiesa italiana abbia accolto l’ appello del Papa ad aprire ai migranti le sue strutture? Trova che sull’ accoglienza potrebbe fare di più, essere più incisiva nella società?

«Mi sembra di poter francamente dire che l’ ha sostanzialmente accolto bene. Aggiungo che al di là delle dialettiche, parlando regolarmente con la gente sul territorio, trovo una capacità di accoglienza che giudico straordinaria. Certo si può sempre fare di più».

La famiglia. È al centro anche della sua lettera pastorale. Pensa che regga da un punto di vista economico e sociale? Come pensa che possa essere ascoltata l’ Esortazione Amoris laetitia e che frutti pensa possa dare?

«È vero, la famiglia è al centro della mia lettera pastorale. Capisco che in questa fase di radicale mutazione del senso degli affetti può sembrare un paradosso, e tuttavia constato che tutti vogliono fare famiglia. In questa fase sociale è in crisi la coppia, non la famiglia. Come cristiani, però, seguendo Amoris laetitia, la famiglia deve assumere una diretta responsabilità nell’ azione ecclesiale e deve farlo aprendo regolarmente la propria casa a due o tre altre famiglie con le quali affrontare i problemi che la vita pone. Questa è la strada principale perché finalmente il laico cessi di essere un cliente della Chiesa per diventarne un soggetto attivo. Senza l’ azione ecclesiale della Chiesa domestica il cristianesimo si disincarna».

Emerge dalla sua lettera pastorale l’ imprescindibile urgenza di educarsi alla mentalità (pensiero) e ai sentimenti di Cristo. Cosa intende e di cosa c’ è bisogno per riuscirci?

«Molti praticano ancora con convinzione la liturgia domenicale, ma spesso quando usciamo di chiesa non è la mentalità di Cristo, non sono i sentimenti di Cristo, come dice san Paolo, a dare senso al nostro quotidiano. Per far questo è assolutamente necessario che la persona impari a dare del Tu a Gesù, cosa che avviene solo se si vive con piena libertà immersi in una viva comunità cristiana. Del resto Gesù stesso ci ha detto: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”».

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