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Accordo Cina - Santa Sede: una svolta positiva per il mondo intero

Francesco completa un processo iniziato dai predecessori: viene riconosciuto il ruolo del Papa nella scelta dei pastori


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Il 22 settembre la Sala stampa della Santa Sede ha comunicato che la Repubblica popolare cinese e la Santa Sede hanno firmato un accordo. È provvisorio e da verificare nel tempo, sì, ma adesso c’ è un dato chiaro: le difficoltà non sono più tali da impedire ai cattolici cinesi di vivere in comunione tra loro e con il Papa. Un passaggio davvero storico, dunque. Non solo: il Papa ha creato la nuova diocesi di Chengde in territorio cinese, cosa prima impensabile.

Papa Francesco ha più volte espresso la sua ammirazione per la Cina e il suo desiderio del superamento degli ostacoli. Questo desiderio ha solide radici nei suoi predecessori, e la sua azione è lo sviluppo dei precedenti pontificati. Nel 2007, il 27 maggio, venne pubblicata la Lettera di Benedetto XVI ai pastori e ai fedeli della Chiesa cattolica nella Repubblica popolare cinese. In questa Lettera, citando ciò che Giovanni Paolo II aveva affermato in un messaggio del 24 ottobre 2001, formulò l’ auspicio «di vedere presto instaurate vie concrete di comunicazione e di collaborazione fra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese». Sempre citando Wojtyla, augurava che, «superate le incomprensioni del passato», si potesse «lavorare insieme per il bene del Popolo cinese e per la pace nel mondo». Francesco ha portato a maturazione questo processo, che dura dal 1986, cioè da oltre 30 anni.

In questo tempo i vescovi sono stati eletti localmente in tutto il Paese spesso con la sola approvazione del Governo. Ma più tardi furono raggiunti accordi tra questi vescovi e Roma. Dal 2000 già una quarantina di essi hanno ricevuto il riconoscimento della piena comunione con Roma. Francesco ha completato questo processo e ha riammesso nella piena comunione ecclesiale sette vescovi “ufficiali” ordinati senza mandato pontificio.

Nell’ intervista rilasciata a Francesco Sisci per Asia Times il Papa aveva ribadito l’ importanza del dialogo, che «non vuol dire che si termina con un compromesso», ma vuol dire: «Guarda, siamo arrivati a questo punto, posso essere d’ accordo oppure no, ma camminiamo assieme». È proprio questa la logica dell’ accordo. Il cammino andrà verificato, ma la direzione intrapresa è quella corretta.

Alcuni si sono chiesti se con questo accordo si cede l’ autorità per ordinare i vescovi al Governo cinese. In realtà accade il contrario: lì dove il Papa era stato privato di parola e potere, adesso, nel quadro di un accordo, si riconosce il suo ruolo nella scelta dei pastori. Bisogna pure ricordare che la storia della Chiesa ha sperimentato per secoli questi accordi con le autorità politiche sulla nomina dei vescovi. Con Benedetto XVI la Santa Sede ha raggiunto un consenso con il Vietnam comunista sulla nomina dei vescovi e non ci sono stati grandi problemi od opposizioni.

Ci sono state fino a oggi tensioni tra la comunità ufficiale e quella non ufficiale. I cattolici cinesi sanno quanto le divisioni e le difficoltà nel rapporto con le autorità civili abbiano rappresentato un peso, rendendo il cammino della Chiesa cattolica in Cina ancora oggi arduo. Ora l’ obiettivo è la riconciliazione ecclesiale. L’ accordo tra Cina e Santa Sede è infatti di natura pastorale, non diplomatica. In un mondo in cui i conflitti, i muri e la paura sembrano dominare la scena, l’ accordo tra la Cina e la Santa Sede rappresenta in ogni caso un forte messaggio di speranza.

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