A Pasqua negozi aperti? No, grazie!

Il decreto "Salva Italia" tre anni fa liberalizzava le aperture festive nel commercio. Risultati? Nessun aumento dei posti di lavoro, né dei consumi. La battaglia contro il "sempre aperto" viene rilanciata oggi dal sindacato con la campagna "La festa non si vende".

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Domenica aperto? Anche il giorno di Pasqua? No, grazie. E dalle feste pasquali ricominciano gli scioperi. Sono trascorsi  tre anni  dall’ introduzione delle liberalizzazioni delle aperture domenicali e festive nel commercio.  A imporle era stato il  governo Monti  col cosiddetto “decreto salva Italia”.  Obiettivi della riforma: il rilancio dei consumi e l’ incremento dei posti di lavoro.  A tre anni di distanza se ne può,  a buon diritto, stabilire il fallimento.

    Anzi, osserva la Cgil, che da sempre è stata contraria al provvedimento governativo, oltre a non risolvere  i problemi,  il decreto ha causato ulteriori mali: “Le conseguenze negative delle liberalizzazioni sono su più fronti”,  dichiara la segreteria nazionale della Filcams-Cgil: “i piccoli commercianti non reggono i costi di gestione di 365 giorni di apertura con il conseguente impoverimento dell’ offerta commerciale nei centri abitati e in particolare dei centri storici che si stanno letteralmente svuotando. Le festività laiche e religiose si stanno impoverendo del loro significato originario riducendosi a semplici giorni di consumismo. E chi lavora nel settore peggiora evidentemente le proprie condizioni di vita”.

   Il problema” spiega ancora Filcams-Cgil, “non è semplicemente essere favorevoli o contrari al lavoro festivo e domenicale, ma contrari ad uno sviluppo insostenibile del commercio.  Per questo il sindacato rilancia la campagna “la Festa Non Si Vende” per la regolamentazione delle aperture domenicali e festive nel commercio. 

     La Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil dell'Emilia Romagna  e della Toscana hanno proclamato l'astensione dal lavoro festivo dei lavoratori del commercio e degli addetti di tutte le attività svolte all’ interno dei centri commerciali nelle giornate del 6 Aprile (lunedì di Pasqua), del 25 Aprile (Festa della Liberazione) e 1° Maggio (Festa dei Lavoratori). Scopi dello sciopero, oltre a quello  di denunciare il peggioramento delle condizioni di lavoro del comparto  del commercio, è anche quello di sostenere una legge che ridia alle istituzioni locali  “la possibilità di regolamentare  le aperture attraverso il confronto  con le associazioni di rappresentanza” per sostenere uno sviluppo sostenibile del commercio,  commenta Filcams.   

Da mesi sull’ argomento giace al Senato, la proposta di legge elaborata dalla commissione attività produttive e già  votata alla Camera, che restituirebbe un ruolo decisorio a Comuni e Regioni e limiterebbe le aperture festive.

    Sulle pesanti  conseguenze pagate dai lavoratori, costretti a rinunciare alle festività civili e religiose, a causa di turni di lavoro sempre più serrati, era intervenuta anche la Conferenza Episcopale Italiana a fianco della Confesercenti  con una campagna ah hoc, “Libera la domenica”, sostenuta anche da “Famiglia Cristiana”. Battaglia  sostenuta  anche dal Coordinamento  uffici Stili di Vita della Cei che conta oltre ottanta realtà in altrettante diocesi italiane.  Contro le liberalizzazioni del decreto Salva Italia si sta battendo, infine, il gruppo  “Domenica, no grazie”, su Facebook.    

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