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A braccia aperte incontro alla morte

La vicenda di Angelica Tiraboschi morta a soli 19 anni per un tumore, che ha vissuto la sua breve vita all'insegna della fede, accettando con serenità la volontà in Dio. Si stanno raccogliendo le testimonianza per aprire la causa di beatificazione


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Una vita molto breve ma vissuta all’ insegna della fede, nella gioia e nella malattia. La vicenda di Angelica Tiraboschi è di quelle semplici e insieme esemplari. Colpita da un tumore aggressivo al seno quando aveva 18 anni, ha combattuto per 14 mesi con la malattia fino a quando non ha raggiunto il cervello. Pochi giorni di agonia e poi la morte avvenuta il 29 agosto 2015, accettata con luminosa rassegnazione. Alla famiglia accorsa all’ ospedale dopo il suo repentino peggioramento, il suo corpo è apparso con le braccia spalancate e i palmi rivolti verso l’ alto e un sorriso sul volto, come ad accogliere  la volontà di Dio, come una giovane che va incontro al suo sposo. Su Angelica Tiraboschi è uscito un libro edito da Paoline, Vivere a colori, di Cristian Bonaldi, laureato in teologia e collaboratore di Il mio papa. Abbiamo chiesto a lui di ripercorre la sua vicenda. Lui che Angelica l’ ha conosciuta in quanto originario di Zorzone (Bergamo), il paese dove vivono i nonni della ragazza e in cui ha trascorso sempre le sue vacanze.  «Dopo la sua morte è stato organizzato un torneo notturno di pallavolo in sua memoria» racconta Bonaldi, «e il trofeo dato al vincitore è una coppa bianca punteggiata di tanti colori che rappresenta proprio quello che Angelica è stata: come una coppa pura è stata modellata dal Signore  e ha vissuto la malattia con fede, gioia e speranza tingendo la sua vita di mille colori».    
 

Angelica è nata a Treviglio il  22 novembre 1995 da papà Marcello e mamma Romina. Qualche anno dopo è arrivato anche Simone, il fratellino. Ha incontrato a otto anni, l’ epoca della Prima Comunione, L'associazone del Rinnovamento nello spirito santo e  ha cominciato un processo di maturazione profonda nella fede. Ammirava molto anche a Chiara Lubich e aveva fatta sua la regola delle sei S, ovvero “Sarai santa se sei santa subito”, che aveva appeso nella sua cameretta. 

«Si è abbandonata alla volontà di Dio», continua l’ autore, «la sua  storia è come un romanzo d’ amore, Dio è un seduttore e Angelica non ha fatto resistenza.  Partecipava quotidianamente all’ Eucarestia, recitava il Rosario tutti i giorni e si confessava spesso, considerava questi tre strumenti strade per incontrare Dio. 
Fondamentale per lei è stato il momento della Cresima in cui ha sentito molto la presenza dello Spirito Santo.  A scuola, in particolare alle superiori (si è diplomata al liceo delle scienze umane) , era considerata un esempio da seguire, coinvolgeva i propri compagni in profonde riflessioni spirituali, e conquistava i cuori anche di chi era scettico». 
 L’ estate dopo la maturità ha scoperto la malattia. Stava facendo l’ animatrice in parrocchia e un ragazzo vedendola le corse incontro per abbracciarla. Quell’ abbraccio le causò una fitta di dolore al seno. Fece dei controlli ed emerse la presenza di un tumore  che inizialmente sembrava curabile, e poi si è rivelato in tutta la sua aggressività, rimanifestandosi per ben tre volte in pochi mesi. Il suo progetto era quello di  andare all’ università ma decise di prendersi del tempo per curarsi al meglio. Voleva vivere, aveva progetti, sogni.  Ha lasciato molti scritti, e uno dei concetti a cui teneva di più era quello del tempo. «Stiamo attenti, noi che stiamo vivendo, non buttiamo via il nostro tempo. Viviamo intensamente facendo il bene e dando felicità e amore agli altri».  
Pensava finalmente di essere guarita quando a fine agosto del 2015 fu colpita da forti mal di testa. Gli esami non le lasciarono scampo. Metastasi alle meningi. Avevano già programmato un intervento e un ciclo di radioterapia, ma in pochi giorni la sua vita si è spenta. Nei mesi della malattia aveva trovato fonte di ispirazione nelle vite di due ragazze colpite da tumore e morte giovanissime, la beata Chiara Luce Badano, e Giulia Gabrieli, che si era spenta a soli 14 anni. 

«Dopo la sua morte ci sono state due significative testimonianze», dichiara Bonaldi. «Una giovane mamma da anni viveva un rapporto molto conflittuale con la suocera. Durante il funerale di Angelica ha sentito un profondo calore e avuto il desiderio di andare ad abbracciare la suocera e a chiederle scusa. Un ragazzo della provincia di Bergamo da tempo era indeciso se seguire la sua vocazione al sacerdozio,  e dopo il funerale ha trovato il coraggio di entrare in seminario. Sono inoltre arrivati alla famiglia le testimonianze di alcune persone malate di tumore che si sono affidate a lei e sono andate sulla sua tomba a pregare. Per questi motivi si parla di una possibile causa di beatificazione. Nel libro troviamo anche una preghiera che il Cardinal Angelo Comastri ha scritto in suo nome, e un inno che tre ragazzi, di cui due seminaristi, hanno scritto in onore di Angelica. Il loro progetto è di scrivere altre canzoni per farne un Cd. Di Angelica si parlerà a fine ottobre nella trasmissione di Tv2000 Siamo Noi. 

Ha scritto Angelica: «Ricordati padre che ogni persona piccola e grande che passa nella nostra vita  è unica:  lascia sempre un po’ di me, prende sempre un po’ di noi A chi  ha incrociato il mio cammino  e a chi  non l’ ha potuto fare… grazie di cuore!».

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