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15 anni: una catechista troppo giovane per la classe scapigliata

Una mamma ci scrive preoccupata per la scelta del “don” di affidare la classe di catechismo per la Cresima a una ragazza quindicenne. La risposta del nostro esperto


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Ai nostri figli che si preparano alla Santa Cresima, quest’ anno è stata assegnata una nuova catechista che ha 15 anni, ovvero solo quattro in più dei nostri figli. La precedente ha rinunciato a seguirli dicendo che la classe era troppo agitata. Noi genitori abbiamo fatto presente la giovane età della ragazza: ne riconosciamo la buona volontà e impegno, ma ci sembra che per una classe che ha già una “storia particolare” alle spalle, forse sia necessario un educatore con più esperienza di una ragazza alle prime armi. Ne abbiamo parlato con il Don, ma lui non ci ha voluto dare ascolto. Su questa giovane adolescente ha molto investito, dice che è la persona giusta per i nostri gli. E che invece di preoccuparsi della sua scelta, dovremmo dedicare più energie alle nostre scelte educative, visto che abbiamo dei figli ingovernabili. Siamo rimasti mortificati e un po’ spiazzati dalla sua reazione.

GAIA

— Gentile Gaia, credo che non sia giusto affidare in toto a una quindicenne la responsabilità di formare alla Cresima una classe di bambini un po’ irrequieti. Penso che una giovane adolescente possa fare tantissime cose in oratorio: animare giochi e attività del tempo libero, oltre che partecipare attivamente all’ organizzazione e gestione di momenti di preghiera e formazione spirituale per i più piccoli. Rispetto al catechismo, credo che il ruolo giusto per una quindicenne sia quello di “aiuto”, ovvero di affiancatore di un maggiorenne che si fa carico del programma e del mantenimento di regole e disciplina all’ interno del gruppo. L’ aiuto catechista porta “freschezza” e prepara “giochi e materiali” di lavoro, mantiene inoltre un buon rapporto informale con tutti i bambini e le bambine che gli vengono affidati. Incaricare un quindicenne di prendersi la responsabilità totale di qualcosa su cui è egli stesso “in formazione” può davvero essere eccessivo. Nel nuovo libro di Paolo Crepet Il coraggio (Mondadori) ho trovato una frase che fa davvero al caso vostro: «Un buon educatore dovrebbe conoscere la differenza tra due accezioni del verbo stressare: non “snervare” i proprio figli con inutili richieste ma “sollecitarne” il talento innovativo e un grado di autonomia». In base a questa frase, penso che il vostro Don abbia davvero esagerato nel sovraccaricare di incombenze la quindicenne. È importante che i nostri figli che frequentano gli oratori abbiano anche responsabilità e si prendano cura degli altri, coinvolgendosi attivamente in impegni formativi e attività di animazione. Ma è fondamentale che si solleciti il loro giusto grado di autonomia, senza sovrastimare e sovradosare le loro reali competenze.

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