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112 numero unico di emergenza, che cos'è, come funziona, perché fa discutere

Alcuni episodi di cronaca e un esposto alla Procura di Torino mettono sotto accusa il 112, numero unico europeo di emergenza attivo al momento in sette regioni italiane e destinato a tutta Italia. Vediamo che cos'è, come funziona e le eventuali criticità.


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Che cos’ è il numero unico per le emergenze: nel 2002 una direttiva europea ha istituito il 112 come numero unico delle emergenze, valido in tutta Europa, un po’ come il 911 che conosciamo dai film americani.

In Italia al momento funziona in: Lombardia, Piemonte, Valle D’ Aosta, Friuli, Provincia di Trento, Provincia di Roma, Sicilia orientale, Liguria. Si tratta di un servizio recente in corso di allargamento, in alcune località attivato da pochi mesi o settimane. 

Che cosa fa il 112 numero unico: localizza e smista le chiamate ai servizi di emergenza (sanitari 118, Polizia 113, Carabinieri 112 e Vigili del fuoco 115).

La sua filosofia è: 1. localizzare le chiamate, automaticamente  collegandosi con il ced interforze del Ministero dell’ Interno che identifica e localizza l’ apparecchio, mobile o fisso, da cui la chiamata proviene per indirizzare con maggior precisione possibile il soccorso. 2. filtrare le chiamate: si tratta anche di non intasare i servizi di emergenza con chiamate che di vera emergenza non sono e che ora vengono passate a centralini che possono fornire consulenza in casi che non richiedano immediate intervento di Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, Pronto soccorso. 3. Smistare: passare la richiesta al servizio giusto.

Che cosa cambia rispetto ai quattro numeri di prima: chi chiama ha un primo contatto con il centralino di smistamento che localizza la chiamata e la passa al secondo livello (Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, Pronto soccorso) competente per il caso. Questo significa che chi chiama non ha più come prima un solo passaggio (112, 113, 115, 118 a seconda) ma due passaggi: prima centralino e poi servizio di pronto intervento mirato. Significa anche che le chiamate non strettamente d’ emergenza si fermano al primo livello e non vanno a intasare inutilmente il secondo.

Perché fa discutere: ci sono segnalazioni, - un esposto dei Vigili del fuoco alla Procura della Repubblica di Torino, una denuncia pubblica su Repubblica il 9 agosto, proteste da vari sindacati - che dicono che può capitare che si verifichino criticità e ritardi se l'emergenza è estesa (il caso recente degli incendi a Roma e delle alluvioni in Trentino) e arrivano moltissime chiamate - anche migliaia - tutte insieme creando un effetto imbuto. Se il primo livello non identifica correttamente il servizio competente per il caso. Se gli operatori del secondo livello, quando arriva la chiamata smistata, sono tutti occupati e la chiamata finisce in attesa. Il problema, ovviamente, si complica se a finire “in coda” nell'imbuto è una chiamata destinata al 118, dove pochi minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte.

La proposta: viene da Mario Balzanelli presidente della società italiana 118 che spiega: «Con il 112 c'è un doppio passaggio prima risponde l'operatore centrale, che passa la telefonata a quello competente. C’ è comunque un aumento delle tempistiche. Proporrò a livello europeo un numero unico che valga solo per le emergenze sanitarie, dove la tempistica è veramente un fattore che può salvare una vita. La legge ci impone di intervenire entro 8 minuti in area urbana e 20 in area extraurbana: il pronto intervento sanitario, proprio per le sue peculiarità, è l’ unico servizio che ha questo tipo di vincoli temporali, mentre per altre forze di pronto intervento non è previsto».

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